Editoriale

LE POLIZZA VITA E LA FAVOLA DELLE MERCEDES

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Esiste un settore dell’economia dove i prezzi variano da uno a dieci a parità di bene o servizio proposto? Si, esiste, e sfortunatamente è un settore che ha una rilevanza sociale enorme, perché stiamo parlando della previdenza integrativa. Un lavoratore che aderisce al fondo negoziale di categoria con una linea bilanciata e se lo tiene per 35 anni paga in media lo 0,2% all’anno. Se invece sottoscrive una Polizza Vita previdenziale, un Pip, si trova caricato in media del 2% all’anno. Pensateci bene: è come se se voi, mettendovi alla ricerca di un’automobile, scopriste che la Wolkswagen Golf costa dieci volte il prezzo di una Ford Focus con stessa potenza di equipaggiamento, o viceversa. Nell’iper competitivo settore automobilistico, come in altri, nessuno si sogna di fissare i propri prezzi sensibilmente al di sopra della concorrenza, perché rischia di non vendere più nulla. Ma nel settore previdenziale o più in generale nella finanza, è la disinformazione
 
della domanda a fare la differenza: qualche venditore “furbetto” e ben istruito potrà giustificare il prezzo più alto dei Pip con la “favola della Mercedes”. E cioè che quella che vi sta proponendo non è una Golf o una Focus, ma una lussuosa berlina della Daimler Crysler. Una vera bufala. In finanza è difficile trovare strumenti che danno rendimenti più alti a parità di rischi. E, quando succede, il vantaggio è minimo e non dura nel tempo. Come è falso affermare chese paghi di più un gestore, ti darà un rendimento più alto. E’ molto più facile il contrario, com’è facilmente intuibile. E cioè che più bassi sono le commissioni, più alti sono i ritorni finali. Le prestazioni assicurative di Pip (rendita vitalizia, garanzie accessorie) non sono poi più competitive di quelle dei fondi negoziali.

In teoria, fondi negoziali e Pip si rivolgono a segmenti diversi (i primi ai dipendenti, i secondi agli autonomi). In realtà, alcune compagnie stanno andando a caccia del Tfr proprio con i Pip. La legge non glielo impedisce. Perciò tocca ai lavoratori fare i conti.

 

Marco Liera, il Sole 24 ore – PLUS – 17 marzo 2007