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Rassegna Sindacale - 5 dicembre 2007

Isfol: Un milione e mezzo di lavoratrici irregolari in Italia

Nel lavoro sommerso (quello irregolare, senza contributi, senza assicurazione né ferie, senza tutele) l'Italia ha realizzato le pari opportunità. E' infatti l'unico campo in cui il Belpaese garantisce uguaglianza d'accesso a tutti. Lo si evince da un rapporto divulgato oggi dall'Isfol: le "donne in nero" sono tante quanto gli uomini in nero. Un milione e 352 mila signore e ragazze su un totale di oltre 2
milioni e 850mila lavoratori irregolari presenti nel nostro paese. Questo il dato generale. Ma ci sono settori, in realtà, dove le donne sfruttate sono la stragrande maggioranza. Come ad esempio i servizi, dove lavorano circa 1 milione e 150 mila donne senza contratto o con un contratto disapplicato (parrucchiere, commesse, cameriere, badanti...). Una quota pari al 57% dell'occupazione irregolare del settore. Molto inferiore, invece, la quota di donne 'sommerse' nell'industria (85 mila) e nell'agricoltura (120 mila).
Ma i dati contenuti nella ricerca dell'Isfol presentata oggi a Roma, che s'intitola 'Le donne nel lavoro sommerso', non finiscono qui. La quota di lavoratrici irregolari piu' elevata si registra al Nord, dove sono occupate oltre 685 mila donne (64,2%) su circa 1 milione e 100 mila sommersi, quindi nel Settentrione 6 irregolari su 10 sono donne. Al Centro le donne in nero sono circa 287 mila, al Sud 380 mila.
L'Isfol ha inoltre presentato un secondo studio, "Dimensione di genere e lavoro sommerso. Indagine sulla partecipazione femminile al lavoro nero e irregolare", curato dall'area Sistemi Locali e Integrazione delle Politiche. Sono state intervistate quasi mille donne, italiane e straniere, che lavorano a Torino, Roma e Bari con contratti di lavoro irregolari o in nero. La maggior parte di loro possiede un titolo di studio medio-alto, che evidentemente - rileva l'Isfol - "non costituisce uno strumento di salvaguardia rispetto all'accettazione di un lavoro irregolare". Il 67% delle donne e' "irregolare" da oltre un anno e ritiene che la propria condizione sia difficilmente mutabile. Un dato, quest'ultimo, che secondo i ricercatori dell'Isfol dimostra che "il lavoro irregolare non sembra avere natura occasionale ne' sembra essere di breve durata".
Quasi due terzi delle lavoratrici (64%) lamentano l'assenza di contratti scritti. Il 28% delle intervistate, invece, segnala la parziale o totale disapplicazione delle norme contrattuali. Il 65% ha trovato lavoro grazie a segnalazioni e percorsi informali, mentre solo il 10% ha avuto una proposta diretta e il 4% ha risposto a un annuncio.
Ha caratteri di strutturalità e permanenza, infine, il ricorso alle prestazioni delle lavoratrici straniere come colf e badanti: impieghi più stabili rispetto a quelli delle irregolari di altri settori, ma altrettanto privi di tutele contrattuali.