Nel lavoro sommerso (quello irregolare, senza contributi, senza assicurazione né ferie, senza tutele) l'Italia ha realizzato le pari opportunità. E' infatti l'unico campo in cui il Belpaese garantisce uguaglianza d'accesso a tutti. Lo si evince da un rapporto divulgato oggi dall'Isfol: le "donne in nero" sono tante quanto gli uomini in nero. Un milione e 352 mila signore e ragazze su un totale di oltre 2
milioni e 850mila lavoratori irregolari presenti nel nostro paese. Questo il dato generale. Ma ci sono settori, in realtà, dove le donne sfruttate sono la stragrande maggioranza. Come ad esempio i servizi, dove lavorano circa 1 milione e 150 mila donne senza contratto o con un contratto disapplicato (parrucchiere, commesse, cameriere, badanti...). Una quota pari al 57% dell'occupazione irregolare del settore. Molto inferiore, invece, la quota di donne 'sommerse' nell'industria (85 mila) e nell'agricoltura (120 mila).
Ma i dati contenuti nella ricerca dell'Isfol presentata oggi a Roma, che s'intitola 'Le donne nel lavoro sommerso', non finiscono qui. La quota di lavoratrici irregolari piu' elevata si registra al Nord, dove sono occupate oltre 685 mila donne (64,2%) su circa 1 milione e 100 mila sommersi, quindi nel Settentrione 6 irregolari su 10 sono donne. Al Centro le donne in nero sono circa 287 mila, al Sud 380 mila.
L'Isfol ha inoltre presentato un secondo studio, "Dimensione di genere e lavoro sommerso. Indagine sulla partecipazione femminile al lavoro nero e irregolare", curato dall'area Sistemi Locali e Integrazione delle Politiche. Sono state intervistate quasi mille donne, italiane e straniere, che lavorano a Torino, Roma e Bari con contratti di lavoro irregolari o in nero. La maggior parte di loro possiede un titolo di studio medio-alto, che evidentemente - rileva l'Isfol - "non costituisce uno strumento di salvaguardia rispetto all'accettazione di un lavoro irregolare". Il 67% delle donne e' "irregolare" da oltre un anno e ritiene che la propria condizione sia difficilmente mutabile. Un dato, quest'ultimo, che secondo i ricercatori dell'Isfol dimostra che "il lavoro irregolare non sembra avere natura occasionale ne' sembra essere di breve durata".
Quasi due terzi delle lavoratrici (64%) lamentano l'assenza di contratti scritti. Il 28% delle intervistate, invece, segnala la parziale o totale disapplicazione delle norme contrattuali. Il 65% ha trovato lavoro grazie a segnalazioni e percorsi informali, mentre solo il 10% ha avuto una proposta diretta e il 4% ha risposto a un annuncio.
Ha caratteri di strutturalità e permanenza, infine, il ricorso alle prestazioni delle lavoratrici straniere come colf e badanti: impieghi più stabili rispetto a quelli delle irregolari di altri settori, ma altrettanto privi di tutele contrattuali.