«Meno tasse per famiglie e imprese». «10 miliardi all'anno per limitare il disavanzo». Premiare il merito anche nel pubblico impiego. Nel prossimo triennio occorrerà «recuperare risorse non inferiori ai 10 miliardi annui» per annullare il disavanzo e per fare fronte a spese che lo Stato non può evitare come quelle per infrastrutture, Poste, Fs, Contratti del pubblico impiego. Lo ha detto il ministro dell'Economia Tommaso padoa-Schioppa intervenendo all'inaugurazione dell'anno accademico della scuola di Polizia tributaria della Guardia di Finanza.
Nell'occasione, il ministro ha anche parlato della necessità di ridurre la pressione fiscale per famiglie e imprese e ha esortato a non continuare a parlare dei lavoratori statali come di fannulloni, rispondendo così in maniera indiretta al presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che da tempo sottolinea l'esigenza di regole chiare per i lavoratori del pubblico impiego e che martedì ha preso posizione contro il fenomeno dell'assenteismo dal posto di lavoro.
«BASTA COI FANNULLONI» - L'inefficienza della pubblica amministrazione non può essere legata soltanto alla volontà di chi vi lavora, ha detto il ministro. «Vi sono campi e settori - ha sottolineato - nei quali spendere meglio significa cambiare l'organizzazione, le strutture operative e le modalità di impiego del personale. Spesso l'inefficienza non nasce dalla cattiva volontà degli amministratori o degli impiegati pubblici, dalla scarsa voglia di lavorare: dei fannulloni, che pure esistono, si è parlato anche troppo».
«PREMIARE IL MERITO» - Il ministro ha rilevato che invece «non si è parlato abbastanza di uffici e amministrazioni che sono pletorici in sè, a prescindere dalla applicazione al lavoro di chi vi è impiegato». Per il ministro è comunque indispensabile «una mega politica di impiego del personale pubblico» che deve avere come obiettivi «un allineamento progressivo alle realtà migliori» e «un freno alla dinamica del monte retribuzioni pubbliche». Per Padoa-Schioppa occorre «rivedere il sistema di contrattazione, premiare maggiormente il merito, incentivare la mobilità e riqualificare la forza lavoro per aumentare la produttività del settore pubblico».
PAREGGIO DI BILANCIO - Il ministro è inoltre tornato a parlare della necessità di lavorare per il pareggio di bilancio: «Rimane fermo e irrinunciabile - ha detto - l'obiettivo di riportare i conti i pareggio per la fine della legislatura. Solo con un bilancio in pareggio potremo assicurare, negli anni a venire, un alleggerimento sufficientemente rapido del debito pubblico, un fardello che ci sottrae ogni anno risorse urgenti e grava sul futuro del Paese».
CONTENIMENTO SPESE - L'aggiustamento strutturale dei conti presuppone allora un fabbisogno stimato in 30 miliardi di euro nel triennio 2009-2011. Tuttavia, ha spiegato il ministro, «non possiamo, non vogliamo far fronte a questo impegno aumentando le tasse» perché «il carico fiscale che grava sui cittadini e sulle imprese che adempiono al loro dovere è già elevato e dobbiamo prefiggerci, come stiamo facendo, di ridurlo». Quindi, non abbiamo altra strada che il contenimento della spesa pubblica».