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Rassegna Sindacale - 27 novembre 2007

Il governo chiede la fiducia e recupera il Protocollo

Ddl sul Welfare. Il governo pone la questione di fiducia alla Camera al proprio maxiemendamento al ddl Welfare. Lo ha annunciato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti. Sul merito dell'emendamento, si torna ai contenuti del Protocollo. Come spiega in modo sintetico il ministro del Lavoro Cesare Damiano: ''Sostanzialmente poniamo la fiducia sull'accordo del 23 luglio''.
Sui lavori usuranti resta il tetto delle 80 notti all'anno (che la Commissione aveva abolito, estendendo la platea potenziale degli aventi diritto ad andare in pensione a 57 anni). Quanto ai contratti a termine, scaduto il periodo di 36 mesi, non si quantifica la durata dell'ultima deroga, che invece in Commissione era stata stabilita non oltre gli 8 mesi. Via libera invece all'abolizione del job on call, con deroghe, e dello staff leasing cosi' come previsto dal testo della Commissione.
Il testo sarà licenziato entro giovedì 29 e le sinistre, nonostante i malumori, hanno dichiarato che garantiranno la fiducia al governo, salvo poi riaprire la partita in una verifica di maggioranza che potrebbe sfociare in una crisi. Ancora incerto, però, l'esito del voto sul ddl al Senato, dove Lamberto Dini e i suoi senatori possono decidere, ancora una volta, la sorte del governo. E se Dini oggi canta vittoria parlando di "sconfitta delle sinistre", non scioglie però i dubbi sul suo voto a Palazzo Madama, vincolandolo alla lettura del provvedimento e alla questione delle coperture economiche sui lavori usuranti. "Mi pare - spiega il senatore - che ciò che noi volevamo, ossia un ritorno al Protocollo, sia stato sostanzialmente ottenuto. C'è la questione della delega al governo per quanto riguarda la definizione e i costi dei lavori usuranti. Vogliamo vedere quella delega prima di esprimere un giudizio".
Il testo del governo
Per quanto riguarda i contratti a termine, il maxiemendamento prevede che se nello svolgimento di mansioni equivalenti il rapporto di lavoro supera complessivamente i 36 mesi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono fra un contratto e l'altro, il rapporto si considera a tempo indeterminato. In deroga, un ulteriore contratto a termine puo' essere stipulato una sola volta. Le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale stabiliscono con avvisi comuni la durata dell'ulteriore contratto.
In merito ai lavori usuranti, resta la delega al governo per stabilire i criteri di definizione degli aventi diritto, fermo restando che possono accedere al pensionamento a 57 anni d'età i lavoratori già individuati dal decreto Salvi e i dipendenti notturni definiti dal decreto legislativo dell'8 aprile 2003 (che prevedeva il tetto minimo delle ottanta ore per poter rientrare nella categoria).
Per quanto riguarda il lavoro a chiamata (job on call), resta l'indirizzo dato dalla Commissione: è infatti abolito ma, per contrastare il lavoro irregolare o sommerso, e per sopperire alle esigenze di utilizzo di personale nel turismo e nello spettacolo, i contratti collettivi siglati da sindacati e organizzazioni datoriali possono prevedere la stipula di specifici rapporti di lavoro per lo svolgimento di prestazioni di lavoro durante il fine settimana e le festivita'.
Anche il lavoro in affitto (staff leasing) è abolito, così come previsto dalla Commissione.
Viene invece cancellata la misura, introdotta in Commissione, che facilitava la trasformazione dell'apprendistato in lavoro a tempo indeterminato. E viene anche eliminato l'adeguamento automatico dei parametri per il risarcimento del danno biologico; una misura sulla quale la commissione Bilancio aveva evidenziato carenza di copertura. Infine il governo si da' un mese di tempo in piu' per predisporre il piano di riordino degli enti previdenziali. Il termine viene fissato a un mese dall'entrata in vigore della legge, prevista entro il 31 dicembre.

N.74

29 novembre

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