Skip Navigation LinksHome Page > Magazine > Numero 74 > Welfare, fiducia "precaria" al governo. Alta tensione nell'Unione, il Prc all'attacco
la Reubblica - 27 novembre 2007

Welfare, fiducia "precaria" al governo. Alta tensione nell'Unione, il Prc all'attacco

Il maxiemendamento fa infuriare Rifondazione e sinistra radicale: "Verifica a gennaio". Il punto dolente è sempre il lavoro precario. Ottanta notti all'anno per diventare lavoratori "usurati". Giordano: "Sì per un vincolo sociale, non più politico". Dini: "Grossa sconfitta per sinistra estrema"
P.Chigi: "Nè vincitori nè vinti. Ha prevalso il senso di responsabilità. A gennaio non cambia la squadra".
La situazione nella maggioranza, pochi minuti dopo che l'aula di Montecitorio ha posto la fiducia e il ministro Chiti ha spiegato come il testo del welfare concede poco o nulla alla sinistra radicale, la fotografa l'onorevole Augusto Rocchi, con voce decisa e faccia seccata. Primo "scatto" della fotografia: "Un governo che si comporta così dimostra di non essere autonomo da Confindustria e questo pone un problema politico molto serio". Secondo "scatto": "Rifondazione voterà sì al pacchetto del welfare ma solo perchè non saremo certo noi che faremo entrare in vigore lo scalone di Maroni (in pensione a 60 anni invece che a 57 dal primo gennaio 2008, ndr)". Il "terzo" scatto riguarda i sindacati: "Auguri a Cgil, Cisl e Uil che hanno messo la loro firma su un accordo che fa solo gli interessi di Confindutria". Quell'accordo è piaciuto anche all'82 per cento dei lavoratori che hanno detto sì nel referendum. Ma non importa: la sinistra radicale sente di rappresentare quel 18 per cento che ha votato no e quella maggioranza politica che in Commissione Lavoro ha portato 24 modifiche ai 37 articoli del protocollo sostanzialmente bocciate dal governo.
La fotografia in tre scatti dell'onorevole Rocchi viene confermata pochi minuti dopo, intorno alle 16 e 30, dalla riunione della segreteria di Rifondazione che si è riunita alla Camera. "Voteremo sì - dice uscendo Elettra Deiana - perchè abbiamo deciso di restare legati ad un vincolo con il nostro elettorato, altrimenti a gennaio entrerà in vigore lo scalone Maroni". Il voto però non è stato unanime: una decina di parlamentari su 40 hanno votato no. Il dissidente Cannavò (Sc) certifica "la fine di Rifondazione". E la Cosa Rossa chiede una verifica di maggioranza a gennaio, più o meno in prossimità del voto per confermare le missioni militari all'estero. Un'altra spina dolente e pericolosissima nel fianco del governo.
I trionfalismi di Dini: "Grossa sconfitta per la sinistra radicale" - Il testo del protocollo sul welfare "rappresenta una grossa sconfitta" per la sinistra radicale gongola in serata il senatore lib-dem Lamberto Dini, colui che più di tutti ha preteso che non ci fossero nè modifiche nè aumenti di spesa rispetto al testo originale. Il leader dei sei senatori dell'Unione dei liberal democratici (Scalera, D'Amico, Bordon, Manzione e Fisichella) usciti dal Pd e confluiti nel gruppo misto del Senato, mette quindi altro sale sulle ferite di Rifondazione.
Palazzo Chigi: "Serietà e responsabilità" - I toni trionfanti di Dini non piacciono a Palazzo Chigi che nel briefing serale frena gli entusiasmi: "Aver messo la fiducia è un atto di coerenza politica e non è nè una vittoria nè una sconfitta di nessuno". Anzi, il governo riconosce alle forze di maggioranza "serietà, grande compattezza e senso di responsabilità". Con il ddl sul welfare "si completa l'archittetura di una manovra che redistribuisce, crea nuove politiche sociali e combatte le diseguaglianze". A proposito di verifiche, poi, il governo precisa che "a gennaio è già previsto il punto complessivo dell'azione di governo. Non è all'ordine del giorno un aggiustamento della squadra dell'esecutivo".
Il no del Prc - "E' un passo indietro. Ancora un tradimento nei confronti dei lavoratori. Siamo insoddisfatti. E' un nuovo colpo ai diritti dei lavoratori" dice un furibondo Pino Sgobio (Pdci) nel Transatlantico di Montecitorio pochi minuti prima che riprenda la seduta. Era stata la Velina Rossa, foglio di informazione sempre informato sui retroscena di Montecitorio, a seminare il rumor per cui Rifondazione avrebbe votato la fiducia ma subito dopo avrebbe annunciato l'uscita dal governo. L'indiscrezione si corregge dopo le 16 e 30, alla fine della riunione del gruppo: uscita no, ma verifica sì. A gennaio.
Bertinotti: tempi più lunghi. C'è aria tesa e alta tensione tra la Camera e Palazzo Chigi dove tra le 13 e le 15 il premier Prodi, il ministro Damiano, il sottosegretario alla Presidenza Enrico Letta e il ministro Chiti, stanno materialmente scrivendo il testo. Prima della fiducia il presidente Bertinotti fa sapere che l'iter del maxiemendamento potrebbe essere più lungo del previsto: "Il presidente della Camera considererà la possibilità ragionevole e necessaria di restituire il testo alla Commissione per un esame supplementare alla luce della novità". Una mossa, quella di Bertinotti, formalmente ineccepibile ma sostanzialmente desueta. Qualcuno la legge come un modo per riconoscere comunque una forma di rispetto al Parlamento che ha approvato modifiche che sono state invece respinte. Il rinvio in Commissione sfrutterà le 24 ore di sosta che l'aula è obbligata a fare dopo ave rmesso la fiducia. Ma non c'è dubbio che in qualche modo tengono alta la tensione.
Il "terzo" testo. Ma è quello originale - Il testo approvato è un terzo testo, una via di mezzo tra quello approvato il 23 luglio dalle parti sociali (Confindustria, sindacati, governo) e quello uscito modificato, giovedì scorso, dalla Commissione Lavoro della Camera. In sostanza su lavori usuranti e precariato passa la formulazione originale, quella del 23 luglio. Sui lavori usuranti resta il tetto delle 80 notti all'anno, il limite oltre il quale un lavoratore diventa "usurato". Cioè se fai 79 notti all'anno non rientri nella categoria "usurante". La Commissione aveva tolto questo limite.

Il tetto dei 36 mesi - Sui precari, il terzo testo - quello della fiducia - accetta la modifica intervenuta in Commissione Lavoro sul fatto che il contratto precario diventa definitivo "dopo 36 mesi comprensivi di proroghe e rinnovi indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l'altro". L'ulteriore proroga, però, quantificata dalla Commissione "in otto mesi", è rimasta a tempo indeterminato.
I punti del contendere - Su job on call, il lavoro a chiamata, si registra un altro passo indietro per la sinistra radicale: restano infatti le eccezioni sul lavoro congressuale e turistico. Abrogato, poi, lo staff leasing, la somministrazione di lavoro a tempo indeterminato a cui potevano ricorrere le aziende in cerca di lavoratori dipendenti delle agenzie interinali senza alcun vincolo di durata. Un contentino questo, per la sinistra radicale. Confindustria, Cisl e centristi erano infatti contrari all'abrogazione.
La rabbia dei socialisti - Anche un politico istituzionale come il leader dei socialisti Enrico Boselli oggi rimpe le righe rispetto alla maggioranza. "Basta - dice - teniamo le mani libere anche noi". I socialisti avevano chiesto - ed era stata loro promessa - l'indennità per regolarizzare un milione e 800 mila collaboratori a progetto (co.co.pro). Bocciati.
Una fiducia "precaria" - Dopo il sì strozzato della Cosa Rossa, il ministro del Lavoro Cesare Damiano apprezza "il senso di responsabilità della nostra coalizione" e definisce comunque "un'ottima notizia" quel via libera seppur sofferto. Una prova questa, di quanto il welfare faccia salire la febbre nella maggioranza. Nella sala stampa di Montecitorio, a pochi passi dal Transatlantico dove sta parlando il ministro Damiano, Franco Giordano, segretario di Rifondazione la mette in maniera un pò diversa: "Votiamo la fiducia per un vincolo sociale non perchè c'è una relazione politica. A gennaio deve aprirsi un'altra fase e quindi chiediamo come forze della sinistra che ci sia una verifica politico-parlamentare". Parole a cui, nonostante la terza carica dello Stato, si attiene "come militante" anche Fausto Bertinotti. Il ministro Paolo Ferrero chiama tutto ciò col suo nome: "Uno strappo sostanziale. Non abbiamo costruito l'Unione per vedere le ragioni dei poteri forti prevalere sugli impegni assunti con il nostro elettorato". Una fiducia a tempo. Per restare in tema, una fiducia "precaria".
Da registrare che in tutto ciò l'opposizione può prendere fiato dai suoi guai e occuparsi per un po' di quelli degli altri. Cicchitto (Fi) parla di "vergognoso balbettio di Prodi" e Matteoli (An) accusa l'Unione di avere "l'unico interesse di restare attaccato alla sedia".

N.74

29 novembre

In questo numero: