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Rassegna Sindacale - 23 novembre 2007

Andruccioli: Quando il lavoro chiama...

Ddl sul Welfare: il punto. Sul protocollo del welfare, il governo ha chiesto la fiducia. Ora si dovrà capire su quale testo sarà votata e che cosa la maggioranza di governo è disposta a cedere per rispondere alle pressioni che le vengono da destra e da sinistra. Da una parte ci sono infatti i diniani che premono per riallentare le restrizioni che sono state poste alla flessibilità de lavoro, dall’altra c’è Rifondazione Comunista che al contrario preme per la cancellazione totale di tutte le norme che precarizzano i rapporti di lavoro Per ironia della politica, l’annuncio della decisione di porre la fiducia è stato dato venerdì in tarda mattinata proprio dall’unico ministro di Rifondazione, il responsabile della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, che nella riunione di palazzo Chigi aveva appena espresso “una riserva” sul marchingegno legislativo "Il presidente del consiglio, Romano Prodi – ha detto Ferrero - ha chiesto di poter chiedere la fiducia, nell'eventualità, sul disegno di legge sul welfare e il consiglio dei ministri ha dato il suo via libera". La mia riserva – ha spiegato poi Ferrero – riguarda il fatto che "non è stato deciso su quale testo porre la fiducia". Si voterà insomma sul testo approvato dal consiglio dei ministri, oppure su quello licenziato dalla commissione lavoro della Camera? O su un altro testo ancora?
Il quadro – già complicato di per sé – si complica così ulteriormente. L’onorevole Lamberto Dini, con la sua squadra liberaldemocratica, è stato subito molto chiaro, sapendo di poter giocare nel ruolo prestigioso “dell’ago della bilancia”. Se si cederà minimamente alle richieste della sinistra radicale, ha detto Dini, il voto del suo gruppo verrà meno. D’altra parte per Dini l’accordo sarebbe già stato modificato da sinistra nel testo che è stato licenziato dalla Commissione lavoro della Camera. In particolare Dini si lamenta delle aperture in materia di “lavori usuranti”. Perplesso, ma accomodante, anche il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, che annuncia un suo voto positivo solo per senso di responsabilità, visto che le modifiche apportate alla Camera, avrebbero già configurato “un aumento di spesa notevole rispetto ai 10 miliardi iniziali".
E’ il presidente della Commissione lavoro della Camera, Gianni Pagliarini che cerca di mettere i puntini sulle "i", rispondendo alle obiezioni sull’aumento dei costi e in particolare alle critiche di Dini. “Il senatore Dini – dice Pagliarini - a quanto pare, mente sapendo di mentire dal momento che a proposito del disegno di legge sul welfare avanza obiezioni prive di fondamento”. Per chiarire il suo concetto, Pagliarini spiega che l’esempio più calzante riguarda la polemica avanzata da Dini sulle modifiche in materia di lavori usuranti. “Visto che il governo interverrà attraverso una delega che deve essere ancora scritta, come può Dini prefigurare fin d’ora un aumento di costi? E’ chiaro che il senatore Dini utilizza il ddl sul welfare come pretesto per mettere in pratica il suo disegno politico che prevede la caduta del governo Prodi. Da un ex premier, da un uomo politico che si definisce ‘moderato’, ci saremmo aspettati maggiore equilibrio e, soprattutto, più senso di responsabilità. In gioco, come ben sa Dini, ci sono gli interessi di tutto il paese e dei lavoratori italiani”.
Va anche sottolineato che sul merito dei cambiamenti al ddl approvati in Commissione c'è stata un po' di confusione mediatica, nelle ultime ore. In particolare sul lavoro a chiamata (job on call), al cui riguardo, nell'articolo 13, la Commissione ha confermato l'abrogazione generalizzata assieme a quella del lavoro in affitto (staff leasing). Non ci sono dunque norme che derogano a questa misura. Ma soltanto un "auspicio", espresso nell'articolo 13 bis (frutto di un compromesso con le ali moderate della maggioranza), affinché venga evidenziato il tema della stagionalità in alcuni settori, come ad esempio il turismo, che hanno bisogno di forza lavoro in determinati periodi dell'anno. Qui potrebbero esserci delle deroghe, e dunque essere ammesso il ricorso al job on call, ma solo previo accordo tra le parti in sede di contrattazione collettiva. Per fare un esempio, un albergo non potrà assumere a chiamata un lavoratore se non è consentito dal contratto nazionale sottoscritto da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil con la Confcommercio.
Che succederà nelle prossime ore? Riguardo alla fiducia, parlando coi cronisti al termine del Cdm, il ministro dei Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti ha spiegato che c'è "una valutazione ancora da compiere''. Si tratta di una decisione che ''spetta alla presidenza del Consiglio - dice ancora Chiti - e su questo ci saranno delle riunioni nei prossimi giorni''. "La valutazione politica sugli emendamenti -spiega Chiti - verra' fatta entro lunedi' e spetta al presidente del Consiglio e alle parti sociali valutare i cambiamenti fatti dalla commissione Lavoro". Dunque l'ultima parola sarà di Romano Prodi.

N.74

29 novembre

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