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il Sole 24 ore - 7 novembre 2007

Allarme Inps sul welfare: mette a rischio i conti

Scetticismo sulla possibilità di conseguire 3,5 miliardi di risparmi dall'accorpamento degli enti previdenziali. Forti dubbi sulla possibilità di garantire un assegno pensionistico pari al 60% dell'ultima retribuzione ai lavoratori con carriere discontinue. Con l'allarme sui lavori usuranti, perché l'eliminazione del riferimento al tetto di 5mila uscite l'anno, mette a rischio la tenuta dei conti. E la preoccupazione per gli effetti sui conti del rinvio al 2010 della revisione dei coefficienti di trasformazione.
Sono quattro i principali rilievi mossi dal presidente dell'Inps, Gian Paolo Sassi, al Ddl sul Welfare nell'audizione di ieri alla commissione Lavoro della Camera. Un primo punto debole del Ddl è la stima di 3,5 miliardi di risparmi dalla razionalizzazione degli enti previdenziali: «Possiamo fare sinergie – ha detto Sassi –ma l'accorpamento non serve a nulla, se non si modificano a monte le norme che sono differenti tragli enti». Anche sull'unificazione delle sedi, Sassi ha espresso perplessità, visto che molti palazzi non sono più di proprietà degli enti: «Unificare le sedi non è a costo zero – ha aggiunto –, per noi è già difficile spostare un dipendente, figuriamoci diecimila. È necessario un confronto serio con i sindacati. Lo si può fare nel medio periodo, non so quanto porterà di risparmio».
Un secondo aspetto critico, la previsione «del tasso di sostituzione non inferiore al 60%» previsto dal Ddl per i lavoratori discontinui che, per Sassi «fa a pugni con l'essenza del regime contributivo. Non esistono terze vie, o applichiamo il sistema contributivo con coerenza o ne applichiamo un altro». Mentre la scelta indicata, ovvero di «applicare un po' il contributivo, un po' il retributivo, e le garanzie » è una strada che «nessun Paese europeo ha mai seguito», che «sembra densa di incognite ». Terzo: la revisione dei coefficienti andrebbe fatta prima della scadenza del 2010 indicata dall'articolo 3 del Ddl.
Quarto i lavori usuranti: la cancellazione del limite dei 5mila – avvenuta su richiesta della sinistra e dei sindacati –rischia di creare problemi di copertura. «L'eliminazione del tetto – ha spiegato Sassi – è cosa ragionevole, perché si è creato un diritto soggettivo che non può essere compresso in base alle risorse, ma se il numero sarà superiore, ed è ragionevole immaginare una cifra da doppia in sù, bisognerà rivedere i conti». A questo proposito i sindacati hanno riferito, in un'audizione successiva, dell'«impegno » preso dal Governo a presentare un emendamento sulla definizione della platea dei lavoratori che fanno lavori usuranti (al posto della delega prevista dal Ddl).
Accanto alle critiche, Sassi ha espresso l'«apprezzamento » per la volontà di passare da una politica passiva (disoccupazione, mobilità e cassaintegrazione) a una politica attiva (formazione, riqualificazione professionale) del lavoro. Nel Ddl c'è un importante segnale di discontinuità con il passato, visto che «l'Italia è il Paese con la spesa maggiore per le politiche passive e i risultati non sono entusiasmanti», mentre «fa pochissimo» per le politiche attive. Tuttavia nell'articolato convivono politiche attive e passive del lavoro: «Bisogna fare una scelta, tenerle tutte e due così come sono non è la strada migliore».
Forza Italia, per voce di Simone Baldelli e Luigi Fabbri, giudica «utile» l'audizione che è servita a «capire quali e quante siano le incongruenze nel testo» del collegato alla Finanziaria. Secondo i due esponenti di Forza Italia «con queste premesse il Collegato parte in salita», dimostrando «tutti i limiti di un'intesa ispirata a un approccio ideologico, che rischia di produrre effetti opposti a quelli dell'equità sociale e della tutela dei più deboli». Ieri s'è svolta anche l'audizione dei vertici Inail, che hanno formulato richieste sul danno biologico, la tutela sanitaria degli infortunati sul lavoro e l'ambito di applicazione dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionale.

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