Skip Navigation LinksHome Page > Magazine > Numero 71 > Andare in pensione, presto o tardi? Quattro italiani su dieci dopo i 65 anni
Repubblica Mio Job - 5 novembre 2007

Andare in pensione, presto o tardi? Quattro italiani su dieci dopo i 65 anni

Quasi la metà degli italiani pensa di concludere l’attività lavorativa dopo avere superato la soglia dei sessantacinque anni. Solo il 19 per cento pensa di ritirarsi prima dei 60 anni. Nella transizione verso l’uscita dal lavoro solo il 3 per cento riduce l’orario di lavoro. I risultati di uno studio dell’Istat su 32 mila persone. Sono più di quanto si creda gli italiani che intendono andare in pensione solo dopo i 65 anni. Secondo l’ultimo studio dell’Istat lo pensano il 40,9 per cento degli occupati con un'età compresa tra 50 e 59 anni. Sono soprattutto gli uomini e meno le donne. A questo si aggiunge che l’otto per cento degli occupati tra 50 e 69 anni ha già scelto volontariamente di prolungare l’attività lavorativa anche se ha già maturato il diritto a percepire una pensione di anzianità o di vecchiaia.
L'indagine dell'istuto nazionale di statistca è stato presentato oggi e ha preso in considerazione le opinioni di 32 mila persone. Secondo lo studio, che ha analizzato alcuni temi legati alla transizione verso la pensione e conclusione dell'attività lavorativa, sono meno del 3 per cento gli occupati che tra i 50 e 69 anni hanno ridotto l'orario di lavoro mentre più di nove su dieci non lo ha fatto e neppure pensa di farlo in futuro. Nella transizione lavoro-pensione, raccomandano invece dall'Unione europea, sarebbe bene ridurre l'impegno orario in questa fascia d'età.
Al ritiro dalla'attività lavorativa, il più presto possibile, pensano soprattutto le donne. Solo il 6,9 per cento di loro programma di andare in pensione dopo i 65 anni mentre il 72,9 per cento programma di andarci tra i 60 e i 64 anni.
Sono invece gli uomini a rinviare la scelta. Il 61,9 per cento programma di andare in pensione dopo i 65 anni e solo il 18,6 per cento lo farà prima dei 60 anni.
Quanto a quell'8 per cento di lavoratori che, pure avendone diritto, ha già scelto di rimanere al lavoro, sono soprattutto dirigenti e quadri (il 13,9 per cento prolunga l'attività). Per gli operai la quota è sensibilimente inferiore (il 6 per cento) mentre rimangono al lavoro il 9 per cento degli impiegati.
Infine, sono soltanto 49 mila, certifica l'Istat, gli occupati 50-69enni che stanno prolungando l'attività lavorativa a fronte di un incentivo monetario a tal fine. Il 62,5 per cento di questa esigua quota è rimasto al lavoro per guadagnare di più; il 17,8 per cento ha adottato invece una strategia di lungo termine, motivando il prolungamento dell'attività con l'obiettivo di incrementare l'importo della futura pensione.
Poche sembrano essere quindi le persone che che hanno ricevuto un incentivo economico per prolungare l'attività è certamente esiguo, ma il 32,2 per cento degli occupati che non lo hanno ricevuto sarebbe favorevole a prolungare l'attività lavorativa se ne potesse usufruire.