Le stabilizzazioni nel pubblico impiego. Al Senato la sinistra di maggioranza e i liberaldemocratici di Lamberto Dini sembrano aver trovato un accordo sulla stabilizzazione dei precari del pubblico impiego, che, secondo un emendamento alla Finanziaria, dovrebbero essere assunti da qui a tre anni. "Con il presidente Dini e il senatore D`Amico - ha dichiarato infatti la senatrice Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci a palazzo Madama - abbiamo ragionato pacatamente e costruttivamente sulla stabilizzazione dei precari. Si è trovata un'intesa che migliora il testo, evitando, com'era preoccupazione di Dini e D'Amico, che possano inserirsi logiche clientelari".
La misura inizialmente approvata dalla maggioranza prevedeva la stabilizzazione entro il 2010 di tutti i lavoratori a tempo determinato impiegati presso la stessa amministrazione per almeno tre anni (anche non continuativi) nel quinquennio precedente al 28 settembre 2007. L'opposizione di Lamberto Dini, i cui senatori non hanno partecipato alla stesura dell'emendamento, ha aperto un problema di tenuta della maggioranza che, in queste ore, sembra si stia risolvendo. La soluzione si potrebbe trovare in un sub-emendamento nel quale recepire uno dei due emendamenti presentati dai 'diniani' alla Finanziaria, ossia quello che stabilizza solamente i precari che sono entrati nelle amministrazioni pubbliche grazie a "procedure selettive di natura concorsuale".
"Mi pare - prosegue la Palermi - che ne emerga una misura rigorosa che stabilizzerà in tre anni tantissime donne ed uomini che potranno guardare con più serenità al loro futuro, evitando contemporaneamente il ripetersi, negli anni a venire, del proliferare del precariato nelle pubbliche amministrazioni".
'Stiamo valutando le proposte che ci stanno facendo che vanno nella direzione del nostro emendamento, che è molto chiaro, e se viene accolto limita i danni'. Questo il commento di Lamberto Dini.
"Portaborse esclusi dalla stabilizzazione".
In una nota, poi, il vicepresidente del gruppo del Prc Tommaso Sodano assieme al capogruppo del Prc in commissione Bilancio Raffaele Tecce precisano come "debba essere esclusa, dalla Finanziaria, ogni tipo di assunzione che riguarda i collaboratori degli organi politici e cioè ogni assunzione che dipenda da ragioni di tipo politico o, peggio, clientelare. Vuol dire - spiegano Sodano e Tecce - che tutti i dipendenti che, a prescindere dal tipo di contratto oggi in essere con la Pa, dipendono da nomine di assessori, presidenti e gruppi politici di ogni ordine e grado a livello locale, devono essere esclusi dalla stabilizzazione dei precari".
Un'intesa che suscita il plauso della Cgil. 'Trovo logica la scelta del governo di voler continuare a stabilizzare i precari nella pubblica amministrazione - ha detto il segretario generale Guglielmo Epifani - e spero che il Parlamento approvi la legge'. 'Penso che sia giusto continuare a ridurre le sacche di precariato. Bisogna farlo tenendo conto che ci sono principi di selezione e di qualificazione, ma senza interrompere quanto iniziato lo scorso anno'.
Risolta, come sembra, la questione precari, nel dibattito in Aula è però scoppiata una nuova grana sulle coperture dei ticket sanitari. L'opposizione ha infatti contestato un 'buco' nei conti pubblici che il passaggio della manovra in commissione Bilancio avrebbe generato. In seguito alla pregiudiziale presentata dalla Cdl, la discussione è stata sospesa rinviando alla commissione Bilancio la questione della copertura della norma che prevede l'abolizione dei ticket sulla diagnostica. Misura, quest'ultima, alla quale anche i diniani sono contrari. "L'intervento - ha spiegato in Aula il senatore Giuseppe Scalera - tecnicamente non ha alcuna copertura finanziaria". E aprirebbe, invece, "preoccupanti incrementi di spesa".
Questa mattina l'Aula ha respinto, invece, con ampio margine l'emendamento dei socialisti che prevedeva il pagamento dell'Ici per gli immobili della Chiesa adibiti ad attivita' commerciale.
E il governo, per ora, ha deciso di procedere senza chiedere il voto di fiducia. Lo ha comunicato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, al termine del vertice di maggioranza di questa mattina: "Abbiamo valutato - ha detto Chiti - che, non esistendo problemi nella maggioranza e dal momento che l'opposizione sta riducendo gli emendamenti, a meno che non vi sia in futuro dell'ostruzionismo, non porremo la questione di fiducia". L'opposizione ha dimezzato i propri emendamenti lasciandone circa 300.