Skip Navigation LinksHome Page > Magazine > Numero 71 > Bonanni: è emergenza salari
l'Unità - 5 novembre 2007

Bonanni: è emergenza salari

«Fiat, 30 euro una taccagneria». Per Prodi un problema democratico. C'è tutta la politica alla Conferenza nazionale della Cisl. Governo, maggioranza ed opposizione ascoltano la relazione del segretario Raffaele Bonanni. Al termine del suo intervento e poco prima che prendesse la parola il presidente del Consiglio, Romano Prodi, i leader della Cdl presenti, Berlusconi, Fini e Casini, hanno lasciato la sala del Palazzo dei Congressi di Roma.
Nel suo discorso Bonanni ha attaccato i 30 euro concessi ai lavoratori da Fiat e da altri gruppi. Non sono «un gran gesto, è una taccagneria rispetto agli utili aziendali. In busta paga arriveranno solo 15 euro, l'altra metà andrà al fisco: l'equivalente di una pizza e una birra», ha sottolineato il leader della Cisl.
«Questa vicenda, che è meglio trattare con ironia, mi ha ricordato il rischio delle monete arroventate gettate ai poveracci dal Marchese del Grillo», ha continuato. «Se vuole invece essere un riconoscimento per i lavoratori, gli atti che ci attendiamo sono altri: innanzitutto la tempestività del rinnovo contrattuale», con una congrua risposta salariale.
«La questione salariale, in Italia, è un'emergenza sociale». Lo ha sottolineato il leader della Cisl Raffaele Bonanni denunciando che «molte famiglie non riescono ad arrivare alla fine del mese».
«La disuguaglianza sociale in Italia e molto più grave che nel resto d'Europa», ha affermato Bonanni secondo il quale «in questi anni abbiamo subito un forte logoramento dei salari e delle pensioni».
Una posizione condivisa dal premier Romano Prodi, intervenuto subito dopo Bonanni: «I bassi salari non aiutano lo sviluppo della democrazia interna e la crescita economica del Paese». Per il premier «quello dei bassi salari è un tema da porre insieme alla questione della produttività. Il governo ha già cominciato a lavorare positivamente ottenendo risultati soprattutto sui mercati internazionali». In sintesi per Prodi bisogna attuare «politiche di crescita di posti di lavoro ad alta produttività favorendo in particolare il settore della ricerca».
Contrattazione decentrata e patto sociale. Ad horas, ha spiegato Bonanni, il sindacato attende una convocazione da parte degli imprenditori: «Abbiamo insieme ottenuto dal governo gli incentivi per la contrattazione decentrata. Ora è il momento delle nostre responsabilità. La risposta salariale, sulla cui necessità anche gli imprenditori convengono, per non essere effimera, può venire solo dalla maggiore produttività, che i lavoratori - ha sottolineato il leader della Cisl - devono poter contrattare a livello aziendale o territoriale. Mancare l'obiettivo provocherebbe un riflusso nei contratti collettivi nazionali e della stessa distribuzione della produttività».
Bonanni ha poi proposto un patto sociale. Un patto sociale per lo sviluppo «in grado di mobilitare tutte le energie, le risorse finanziarie pubbliche e private, le responsabilità dei diversi livelli istituzionali e delle parti sociali».

Necessario «per fare uscire l'Italia dalla condanna della bassa crescita», il patto deve affrontare innanzitutto, sottolinea il leader della Cisl, «infrastrutture ed energia» che sono «l'urgenza delle urgenze» su cui bisogna «costruire da subito un consenso che le liberi dal sequestro ideologico in cui si trovano».
Nella Finanziaria invece «manca un'idea forte di intervento pubblico per la crescita e per l'equità e ci sembra che gran parte delle risorse vengano disperse per tenere in piedi le esigenze del quadro politico». Bonanni ha poi sostenuto che «il vero impulso riformatore della manovra è l'impegno sull'accordo di luglio che ci auguriamo il Parlamento sappia sostenere».
Bonanni ha detto che «anche tutte le misure della manovra sulle politiche sociali scontano una distanza troppo vistosa rispetto ai programmi annunciati, dalla Conferenza sulla famiglia alla Conferenza sulla casa». La Cisl prova particolare «amarezza» di fronte alle politiche per la famiglia e nel dettaglio agli stanziamenti di «soli» 200 milioni per il Fondo per la non autosufficienza. In Italia gli inabili sono infatti oltre 3 milioni.
L'intervento sull'Ici «suscita a dir poco molte perplessità». Al segretario generale della Cisl non piace questa misura messa a punto dal governo, perché «il riferimento - ha proseguito - al reddito fiscale non sembra tenere conto dell'alto tasso di evasione, oltre che togliere coerenza alla natura patrimoniale di questa imposta»