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l'Unità - 7 ottobre 2007

Ugolini: Sarà comunque un passo avanti (anche per i precari)

I fischi, il gioco dei giornali e delle televisioni e le autentiche maggioranze. A leggere le cronache dei giornali o guardando i talk show televisivi dovrebbe essere il trionfo dei “No” nella consultazione sindacale sul protocollo che interessa giovani e anziani. Sarebbe una specie di pugno in faccia non solo al governo di centrosinistra capitanato da Prodi e in particolar modo al ministro del Lavoro Cesare Damiano. Ma soprattutto ai gruppi dirigenti di Cgil Cisl e Uil che hanno negoziato quell’accordo per mesi e mesi. E lo hanno anche criticato su alcuni aspetti, ma alla fine lo hanno accettato considerandolo, dopo anni di astinenza, un primo risultato positivo. Non conteneva passi indietro, ma avanzamenti, anche se spesso considerati minimi. Ed è su tale giudizio che si appunta il duro confronto di questi giorni. Una parte minoritaria del sindacato (soprattutto n casa Cgil) lo ha bollato come uno spaventoso arretramento della condizione operaia. E nelle assemblee, soprattutto nelle fabbriche metalmeccaniche, a cominciare da Mirafiori, è scattato un rifiuto. Bisognerà vedere se dietro quei fischi e quelle urla c’era o non c’era una maggioranza ben più disposta a ragionare sui pro e sui contro. Come spesso è successo nel passato. Per non dire del fato che fanno più notizia le fabbriche dove si alzano grida e mugugni e non quelle dove anche i “sì” si fanno sentire. Come raccontano stia succedendo nello stesso settore metalmeccanico ma poi nell’industri tessile, nella chimica e nell’energia, nel pubblico impiego, tra i pensionati e tra i cosiddetti atipici spesso precari. Certo aiuta il malcontento generalizzato una condizione salariale arretrata, la perdita di un peso contrattuale e di un’identità svanita. E’ apparso sulle scene un mondo del lavoro che si sente isolato e alle prese con un clima che ormai sta devastando il paese. Quello del tutti contro tutti, tra ministri, magistrati, caste. Non è davvero facile, in queste condizioni, avere la fiducia e la forza di pronunciare un Sì deciso.
Dovrebbero aiutare un giudizio più ponderato anche le recenti aperture del governo verso parziali correzioni sui punti critici a suo tempo denunciati dalla Cgil. Ovverosia quelli che riguardano l’uso del lavoro straordinario e il barcollante tetto ai contratti a termine dopo ben tre anni di un loro uso e consumo. E’ stato detto che solo il due per cento degli imprenditori ne hanno preteso nel passato una reiterazione. Una ragione in più per rendere stabile quel tetto.
E’ vero che le misure previste dal protocollo (ma anche dalla legge Finanziaria) risultano ancora parziali. Non fanno scomparire il modo dei precari ( o dei bamboccioni come si usa dire ora ). Ma è l’inizio di un percorso che intende eliminare, come si è sempre detto, i falsi lavoratori autonomi, coloro che compiono le stesse esatte mansioni dei propri compagni di lavoro. Mentre esiste una flessibilità, la ricerca di un posto non per tutta la vita, che non è necessaria solo alle imprese. E che ha bisogno anch’essa di diritti e di tutele.
Mi fa impressione, a questo proposito, leggere certe cronache delle più recenti assemblee operaie. Perché scopro, ad esempio, che alla Fiat di Melfi ben 400 lavoratori non potevano partecipare a quella discussione. Non erano in ossesso di un contratto garantito. E così alla Piaggio di Pontedera mille su tremila sono precari. Tutti dovrebbero farsi un esame di coscienza. Nel passato ho raccolto critiche e lamentele da questa componente del mondo del precariato industriale che lamentava un distacco dal sindacato. Spesso derivava dal fatto che quando le Rsu, i sindacati dei posti fissi, andavano ad una trattativa aziendale, le rivendicazioni dei precari, magari modeste, ma rivolte verso un orizzonte di sospirata stabilizzazione, venivano accantonate. Erano le prime ad essere sacrificate.
Un successo del “Sì” che non cancella critiche, obiezioni, richieste di emendamenti, può aiutare anche loro. E sarebbe davvero ridicolo gridare – come già qualcuno preannuncia – con piglio berlusconiano (ci si perdoni la battuta) all’imbroglio gestito dalle Confederazioni. Un successo del “Sì” aiuterebbe soprattutto il sindacato a ritrovare slancio, unità, forza. Anche in preparazione dell’annunciata manifestazione, tesa a rivendicare meno tasse sì, ma soprattutto per coloro che le tasse le pagano fino all’ultimo spicciolo. Un successo dei “no” sarebbe un’umiliazione soprattutto del sindacato, preannuncio di nuove fratture e di una sostanziale dispersione di energie e impegni. Il preannuncio di una sconfitta più generale. Questa è la partita che si gioca.





N.66

8 ottobre

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