Dopo quasi quindicimila assemblee in tuta la Lombardia, si contano in fabbrica i fronti del sì e del no. Camusso (Cgil): “Non è un referendum sul governo, ma sul merito delle questioni dell’accordo. Votino anche i precari”. Galbusera (Uil): “I sindacati rischiano di pagare per le colpe della politica. Tra i lavoratori c’è ancora molto malumore”. Dedei (Fim): “Se prevale il no della Fiom passa il principio sbagliato che fatto un accordo si può sempre cambiarlo”.
Domani, martedì e mercoledì anche i lavoratori lombardi diranno la loro sull’accordo sul welfare firmato da Cgil, Cisl e Uil lo scorso 23 luglio con il governo. Una consultazione che in Lombardia è molto attesa e dovrebbe coinvolgere oltre un milione di lavoratori. Ma sulla rischiano di pesare il no espresso dalla Fiom-Cgil e il clima di malcontento nei confronti dei privilegi della classe politica. La partecipazione è stata alta nelle oltre 14.500 assemblee tenute nei luoghi di lavoro della regione, 2500 in più rispetto all’ultima consultazione referendaria del 1995, quando la campagna informativa durò una settimana in più.
I malumori più evidenti sono emersi non solo tra i metalmeccanici, ma anche tra i lavoratori el pubblico impiego. Saranno allestiti oltre 1100 seggi presso le sedi sindacali o istituzionali. Più due gazebo a Milano, in piazza San Carlo e a Sesto San Giovanni.
Il segretario generale della Cgil lombarda Susanna Camusso comunque non ha dubbi: “Il sì vincerà senza problemi”. Ma mette anche le mani avanti: “Non si tratta di un referendum sul governo, che in ogni caso non cadrà. Sarà solo una straordinaria prova di democrazia. Alla quale possono partecipare tutti, non solo i pensionati e i lavoratori ma anche i co.co.co. Ed è importante che ci sia una forte partecipazione”. Quanto al no della Fiom, prosegue, “Non credo che rappresenti il giudizio di tutti i metalmeccanici. In ogni caso credo che il no della Fiom sia soprattutto il risultato di una dialettica al loro interno, e che non condizionerà il voto. Piuttosto, non è vero che i contrari si annidino tutti nell’estrema sinistra. C’è una componente politica che mi sembra più interessata a far danni che altro. Nelle assemblee alcuni lavoratori vicini a Forza Italia chiedevano la riduzione delle tasse, ma anche della spesa sociale. Temi che non hanno nulla a che fare con l’accordo”.
Di tutt’altro avviso Maria Sciancati, numero uno dei metalmeccanici milanesi, che denuncia come la Cgil abbia lasciata sola la Fiom nell’organizzazione delle assemblee nel milanese. “Mi auguro che vinca il no – spiega -. Abbiamo deciso di esprimere un giudizio di merito negativo sull’accordo e non cambiamo idea. E la Cgil ceh vuole trasformare questa consultazione in un referendum sulla Fiom. Non so cosa succederà nelle Camere del Lavoro, ma una cosa è certa: nelle fabbriche la gente sta con noi”.
Che non tutti i metalmeccanici la pensino come la Fiom lo sostiene invece il segretario generale delle tute blu della Cisl Luigi Dedei: “Con il no passerebbe il principio che qualunque accordo può essere migliorato bocciandolo. E il sindacati rischia di pagare per colpe non sue”. Condivide queste preoccupazioni il segretario generale della Uil Walter Galbusera: “Se c’è qualcuno che metterà in crisi il governo, saranno i partiti e non il referendum. Sul nostro voto rischiano di pesare malumori di carattere generale che non hanno nulla a che fare con il merito dell’accordo. Non è facile far accettare ai lavoratori le finestre per andare in pensione, mente i parlamentari ci possono andare dopo una sola legislatura”. Più ottimista Nino Cortorillo della Filt-Cgil Lombardia, rappresentante di una categoria, il trasporto, coinvolta dalla parte dell’accordo che riguarda gli ammortizzatori sociali e lestensione dei lavori usuranti. “C’è stata molta partecipazione elle assemblee. Questo è un buon segno”.
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