La Confederazione Europea dei Sindacati (CES) invita la Banca Centrale Europea (BCE) a tenere completamente conto delle attuali turbolenze che agitano il mondo e i mercati finanziari europei quando deciderà la politica monetaria e fisserà il tasso di interesse nel corso della riunione del consiglio di amministrazione che si terrà durante la prima settimana di settembre.
I mercati finanziari comprimono già i costi (i tassi di interesse a tre mesi si attestano già al 4,7%, largamente superiore al “tasso repo” del 4% della BCE) e la disponibilità (la fuga verso i liquidi e la sicurezza) del credito a favore di nuovi investimenti. Questo trascinerà in basso la fiducia degli investitori e dei consumatori e danneggerà la crescita e le prospettive per i posti di lavoro. La BCE deve ripristinare la fiducia dando il segnale di essere pronta a difendere la crescita e i posti di lavoro e diminuendo i tassi di interesse se necessario.
Reiner Hoffman, vice segretario generale della CES dichiara: “I tassi di interesse a tre mesi si attestano ora al 4,75%, esattamente allo stesso livello nel 2000 che aveva gettato l’economia europea nel marasma per cinque anni. Per mantenere la crescita e per conservare buone prospettive per i posti di lavoro, la BCE deve considerare una riduzione precisa dei tassi di interesse”.
Oltre a queste misure immediate, la CES invita tutti coloro che prendono le decisioni in materia di politica economica a ripensare ed a modificare il modello decisionale a livello mondiale ed europeo di politica economica e finanziaria. Nel perseguire l’annullamento dei deficit e dei debiti pubblici, l’attuale modello politico si basa su un ruolo limitato del settore pubblico, che esternalizza la gestione dell’economia reale alle banche centrali e ai mercati finanziari. Fornendo la liquidità senza alcun criterio indiscriminatamente a qualsiasi parte (privato) per qualsiasi ragione, questo modello di “capitalismo casino” ha provocato in 15 anni dalle 4 alle 5 crisi importanti (risparmi e prestiti negli Stati Uniti all’inizio degli anni ’90, crisi dei fondi ad alto rischio Long-Term Capital Management (LTCM) e crisi finanziaria asiatica nel 1998, esplosione della bolla delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) con il superindebitamento delle imprese nel 2001 – 2003, debiti per i mutui subprime 2007). Il “Capitalismo casino” continuerà a fare così a meno che il settore pubblico non ricominci a svolgere il suo ruolo di attore economico e di regolatore.