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Rassegna Sindacale - 11 settembre 2007

Dall'accordo di luglio al voto di ottobre

Al via le consultazioni tra lavoratori e pensionati. La posizione della Cgil sul Protocollo. La bocciatura della Fiom. Il percorso legislativo. Epifani: "dobbiamo essere all'altezza della sfida".
"Tre settimane di assemblee nei luoghi di lavoro e nei territori, per le leghe dei pensionati e per le piccole e medie imprese, e poi tre giorni di voto: l’8, il 9 e il 10 ottobre": è il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, in un'intervista a Rassegna Sindacale, a indicare il percorso cui sono attesi sindacati e lavoratori. Un appuntamento difficile per un'intesa altrettanto complicata e sofferta, quella stretta su welfare e mercato del lavoro lo scorso 23 luglio al termine di un lunghissimo negoziato tra governo e parti sociali. Lavoratori e pensionati si esprimeranno attraverso il voto segreto e certificato; poi l'intero Protocollo passerà all'esame del Parlamento, ancora non si sa se entro la Finanziaria (ipotesi più probabile) o con un cammino legislativo ad hoc (come chiedono le sinistre).

Non c'è dubbio che, per il sindacato e per la Cgil in particolare, il momento è delicato. E - come spiega ancora Epifani, "dobbiamo essere all’altezza della sfida". Si tratta di difendere un accordo sottoscritto seppure in alcuni punti (risorse insufficienti per il superamento dello scalone Maroni, estensione di alcune tipologie di flessibilità, detassazione degli straordinari) criticato dalla stessa confederazione di Corso d'Italia (vedi qui le critiche della Cgil). E, nel comitato centrale dell'11 settembre, bocciato dalla Fiom: il premier Romano Prodi giudica quest'ultimo un evento "abbastanza previsto e scontato", mentre Epifani non ne nasconde la serietà, ritenendo la scelta della Fiom al di fuori della "logica della confederalità" (è la prima volta che una federazione di categoria boccia un accordo confederale). L'organo dei metalmeccanici (con 125 voti a favore, 31 contrari e tre astensioni) ha infatti accolto la proposta del segretario generale, Gianni Rinaldini, di dire no al Protocollo. La Fiom approva, del Protocollo, gli aumenti delle pensioni minime, il miglioramento delle rivalutazioni, la totalizzazione dei contributi, il riscatto della laurea e i primi interventi per gli ammortizzatori; ma boccia la soluzione per il superamento dello scalone Maroni e le norme su mercato del lavoro, contrattazione e competitività (scarica i documenti del comitato centrale Fiom). La Fiom si impegna però ad applicare "rigorosamente le modalità definite dagli esecutivi Cgil, Cisl, Uil". Dunque, come avvenne 12 anni fa quando sul tavolo c'era la riforma previdenziale di Lamberto Dini, nelle assemblee nei posti di lavoro Cgil Cisl Uil presenteranno una sola posizione.

"Per quanti malesseri possano esserci - riprende quindi Epifani -, per quanti problemi questo governo abbia anche nel rapporto con la nostra gente, votare contro questo accordo aprirebbe un paradosso davvero incredibile. Vorrebbe dire votar contro un’intesa che migliora la condizione generale". "Nel momento in cui abbiamo sottoscritto l’accordo - aggiunge il segretario della Cgil -, sia pure con una riserva su tre punti specifici di una parte di esso, non c’è dubbio che il nostro è un sì. Un sì convinto perché la somma delle acquisizioni contenute nel protocollo è di gran lunga superiore a quei tre motivi di riserva. Basta pensare alle materie oggetto dell’intesa. È la prima volta, ad esempio, che confederazioni e sindacati dei pensionati contrattano un aumento delle pensioni, a partire da quelle che hanno storie contributive alle spalle e sono più basse". E poi "c’è tutta la parte sull’aumento delle indennità di disoccupazione, che parla circa a due milioni di lavoratori, spesso quelli che non si vedono e non fanno notizia. E la pensionabilità piena di questa indennità". Epifani evidenzia anche le misure a favore dei giovani, ma non nasconde i punti deboli dell'accordo ribadendo che i sindacati saranno chiamati "a definire meglio" molti punti, a "lavorare e vigilare".

Il percorso legislativo
Ulteriori problemi riguardano la maggioranza di governo. Dove gli esponenti e i partiti della sinistra non trovano un accordo con i loro interlocutori di area "partitodemocratica" sul percorso legislativo che dovrà seguire il Protocollo, se e quando sarà approvato dai lavoratori. Approvarlo in Parlamento entro la fine dell'anno senza stravolgerne l'equilibrio, come chiede il ministro del Lavoro Damiano? Tenerlo nella Finanziaria? Oppure, come chiedono i quattro partiti della sinistra dell'Unione, scorporare la riforma del welfare dalla manovra economica e dalla legge di bilancio, così da assicurare un più ampio dibattito parlamentare? L'ipotesi prospettata da Verdi, Rifondazione comunista, Pdci e Sd, infatti, è di inserire la riforma delle pensioni in un ddl collegato alla finanziaria, mentre il welfare dovrebbe essere oggetto di un altro disegno di legge ad hoc da discutere in Parlamento.

Decisamente contrario a stralci o rinvii, però, Cesare Damiano: "l'intero pacchetto welfare - spiega - va approvato entro il 31 dicembre. Dunque, nessuna ipotesi di stralcio perche' e' un accordo che ha una sua organicita' e un suo equilibrio.''Naturalmente - prosegue il ministro - il Parlamento e' sovrano e puo' apportare le correzioni che ritiene opportune. Sapendo pero' che non dobbiamo correre il rischio che a una correzione da un lato corrisponda una correzione dal lato opposto perche' questo potrebbe alla rottura dell'equilibrio del protocollo, che ha un forte profilo sociale che va difeso''. Già nel corso dell'estate il ministro si è molto speso in difesa del Protocollo, definendolo "il miglior documento da 25 anni in qua": anche su questo, la parola ai lavoratori.