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il Manifesto -21 luglio 2007

Nicolosi: Vi spiego perché voterò no

Lavoro Società: L'area della Cgil al Direttivo darà parere negativo. E chiede di indire un referendum. «Il giudizio mio e di Lavoro e società è negativo». Senza esitazioni Nicola Nicolosi, coordinatore nazionale dell'area programmatica della Cgil che è parte della maggioranza congressuale della confederazione di corso d'Italia, boccia l'accordo siglato con il governo ieri mattina. Ieri il direttivo della Cgil si è aggiornato a lunedì, quando saranno disponibili per intero i documenti che accompagnano l'accordo e dunque il voto del maggior sindacato italiano è rinviato. Sic stantibus rebus, il giudizio di Nicolosi e di Lavoro e società si concretizza in un'alzata di mano contro il testo partorito dal governo Prodi. Così come faranno Gianni Rinaldini e la Fiom.
Quali sono i punti di vostro maggior dissenso?
Innanzitutto la parte che riguarda l'abolizione dello scalone di Maroni. In realtà non c'è alcuna abolizione della legge Maroni ma soltanto una sua diluizione nel tempo. Il «meccanismo delle quote», così come è stato definito, dovrebbe essere invece chiamato «degli scalini» perché non esistono le flessibilità previste dalle quote, dato che comunque a ogni passaggio si allunga di un anno la vita lavorativa, fino ad arrivare dagli attuali 57 addirittura a 61 anni. Per quanto concerne questo aspetto, dunque, si peggiora nettamente la riforma Dini e si resta nell'ottica della Maroni.
Non è che i sindacati, Cgil compresa, abbiano messo a ferro e fuoco il paese per evitare un esito così negativo...
L'ho già detto ieri al manifesto, si è sbagliato a non mettere in campo una mobilitazione dei lavoratori. Ora siamo di fronte a uno scenario che mette in discussione quel che abbiamo fatto negli ultimi mesi, preparando una piattaforma che chiedeva una sostanziale redistribuzione della ricchezza e la fine delle politiche neoliberiste. E' vero che qualcosa di positivo nel testo del governo c'è: per la prima volta dall'82 si sono migliorate le pensioni minime, c'è poi qualcosa sugli ammortizzatori sociali e a sostegno dei giovani. Ma rispetto all'obiettivo più simbolico e praticabile - l'abolizione dello scalone - da un governo che si era impegnato a realizzarlo nel suo programma, il risultato è assolutamente negativo. E ci sarà pure una ragione se già oggi (ieri, ndr) dalle fabbriche metalmeccaniche torinesi arrivano le critiche dei delegati e di alcune Rsu.
E' l'unico aspetto negativo?
Non è l'unico. Sul mercato del lavoro, sulla precarietà, non c'è alcun passo avanti e si resta all'interno della legge 30. A parole si definisce la centralità dei contratti a tempo indeterminato, nei fatti la si nega non definendo le causali del lavoro a tempo determinato. In parole semplici, non si definiscono le condizioni in cui gli imprenditori se ne possono avvalere. Come Lavoro e società stiamo preparando un giudizio articolato su tutte le parti del testo governativo e lunedì riporteremo il nostro punto di visto al direttivo della Cgil.
La Cgil mantiene il suo impegno a consultare tutti i lavoratori con un referendum, o finirà per accettare forme diverse e diversamente impegnative di consultazioni?
Per me, lo ripeto, il referendum non può essere messo in discussione. E' un diritto che va riconosciuto ai lavoratori. Spero che anche Cisl e Uil concordino su questo punto ineludibili. In caso contrario, sono convinto che dovrà farlo la Cgil da sola e a questo scopo mi batterò in confederazione.
Non ti sembra che da questa vicenda l'autonomia della Cgil rispetto al governo esca con le ossa rotte?
Nelle relazioni di Epifani e Piccinini si mettevano in evidenza alcuni limiti e alcune forzature finali da parte dell'esecutivo, come se si volessero mettere in difficoltà o dividere i sindacati. E' certo, però, che la nostra autonomia viene meno se ci facciamo carico ogni volta delle debolezze del governo, assumendoci il ruolo del suo salvatore. Non so quanti siano i lavoratori che ci chiedono di svolgere questo ruolo.

N.58

24 luglio

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