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Corriere della Sera - 21 luglio 2007

Prodi: sulle pensioni rimediato a ingiustizia

Diliberto: «Sono molto irritato». Capezzone: «Avvilente resa dei riformisti». Il premier: «Abbiamo anche tenuto i conti a posto». Marini: «Accordo posisitivo, ma è stata una trattativa molto difficile». Il premier Romano Prodi si compiace per l’accordo raggiunto giovedì notte tra governo e sindacati sulla riforma delle pensioni e l'ammorbidimento dello scalone: con l'intesa, ha detto Prodi, a Bologna per il fine settimana, si è «rimediato a un’ingiustizia» e si è provato a «tenere i conti a posto».
DISSENSI? NON MI MERAVIGLIANO - «Credo - ha spiegato il premier - che sia emerso da tutti i commenti che è stata fatta una cosa seria, di giustizia e che allo stesso tempo si sia aiutato un equilibrio di medio e lungo periodo delle finanze pubbliche italiane. «Era quello che volevamo fare - insiste Prodi - rimediare a una ingiustizia e tenere i conti a posto». In mattinata, dopo un giro in bicicletta sui colli bolognesi, il presidente del Consiglio si è fermato qualche minuto davanti alla sua abitazione di via Gerusalemme: «I lavoratori che andranno in pensione - ha detto Prodi - non avranno vantaggi, ma neanche svantaggi». Il presidente del Consiglio ha anche ammesso che i «dissapori» all’interno della maggioranza erano attesi, viste le posizioni molto distanti dei partiti rappresentati: «I contrasti sono evidenti? - ha detto riferendosi alle critiche di Rifondazione comunista - Mi meraviglierei del contrario». E la discussione in Parlamento? «Vedremo a settembre».
CONFRONTO CON FLAVIA - Ma le modifiche al sistema previdenziale apportate dal governo sembrano avere molti detrattori, se persino la signora Prodi gli lancia una battuta davanti casa, chiacchierando con i giornalisti: Flavia Franzoni gli sottopone il caso del «mio parrucchiere» che, dopo «aver iniziato a lavorare a quattordici anni», a quanto pare oggi è «scontento» per l'esito della trattativa con i sindacati. Ed in effetti «ne avete scontentati...», è la riflessione della signora. Ma il Professore rassicura: «C'era chi, da un giorno all'altro – ha spiegato – sarebbe andato in pensione tre anni dopo» rispetto alla tabella di marcia, se l'esecutivo non avesse cancellato lo «scalone» previsto dalla riforma Maroni.
MARINI - Sulla riforma per le pensioni «c'era molta attesa, è stata una trattativa difficile... Dopo molta fatica si è raggiunto un punto di approdo positivo». Lo ha detto a Bussi il presidente del Senato, Franco Marini, a margine di una cerimonia in onore di Siro Riccioni, comandante degli alpini che, nel 1943, a Creta salvò 272 persone dai nazisti. «Mi pare - ha aggiunto Marini riferendosi alla riforma - che così sia largamente capito dalla nostra opinione pubblica». Ma la polemica con la sinistra radicale non accenna a placarsi.
DILIBERTO: «SONO MOLTO IRRITATO» - «Non nascondo di essere molto irritato», ha detto Oliviero Diliberto, segretario del Partito dei comunisti italiani, a Pordenone. «La delusione è grande - ha aggiunto - perché da un governo di centrosinistra ci saremmo aspettati politiche a favore dei lavoratori non contro. Qui si aumenta l'età pensionabile fino a 62 anni. Non mi sembra un gran risultato. Siccome l'accordo va tradotto in una legge - ha spiegato - la battaglia proseguirà in Parlamento». Per Diliberto, «la nostra pazienza è grande, ma non inesauribile. Epifani? E' stato costretto a firmare l'accordo sulle pensioni, altrimenti cadeva il governo».
RIZZO (PDCI): «PEGGIO DELLA MARONI» - «L'accordo è un vero e proprio tradimento delle ragioni dei lavoratori, per certi versi è peggio della controriforma Maroni». Lo dichiara Marco Rizzo, coordinatore nazionale dei Comunisti Italiani. «Lo scalone - prosegue Rizzo - viene diluito in 3 scalini e poi si va anche oltre, riducendo fortemente i margini di scelta dei lavoratori». Insomma, «serve la mobilitazione generale».
CALDEROLI: SENATO SI ESPRIMA NEI PROSSIMI GIORNI - Se veramente Prodi riesce a far passare la sua riforma previdenziale all’ala sinistra della sua coalizione come eliminazione dello scalone allora l’operazione tecnicamente si potrebbe definire "circonvenzione di incapace"». Lo afferma in una nota Roberto Calderoli (Lega), vicepresidente del Senato, definendo necessario che già la settimana prossima il Senato si esprima sulla materia previdenziale.
CAPEZZONE: «AVVILENTE RESA DEI RIFORMISTI» - «Sulle pensioni, è stata davvero ingloriosa la resa dei riformistì nel Consiglio dei ministri: dopo tante parole e dopo tanti annunci roboanti, si è chinata la testa come al solito», ha affermato in una nota Daniele Capezzone, presidente della Commissione attività produttive della Camera.


N.58

24 luglio

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