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il Sole 24 ore - 14 luglio 2007

Linea dura Uil: anche insegnare tra i lavori faticosi

Dopo le "aperture" di Cisl e Cgil nella trattativa sulle pensioni, per il Governo sul fronte sindacale le maggiori resistenze arrivano dalla Uil. Che difende la prima proposta Damiano — scalino a 58 anni e incentivi per chi resta, con verifica —poi affossata,sollecitando l'allargamento della platea dei lavoratori usuranti come condizione per discutere delle altre ipotesi. La Uil propone di escludere circa 480mila insegnanti della scuola dell'obbligo, in aggiunta ai 7,9 milioni di operai chiesti da Rifondazione comunista e agli 860mila turnisti (sempre nell'ambito di quei 130mila lavoratori che a fine anno avranno i requisiti per la pensione di anzianità). Se Cisl e Cgil, pur con diversi accenti, alla fine hanno mostrato disponibilità ad affrontare le altre proposte dei tecnici del Governo — il mix di scalino e quote in alternativa allo scalone della legge Maroni — la Uil continua ad insistere sulla soluzione degli incentivie della libertà di scelta. In barba ai richiami che arrivano dai principali organismi internazionali, il leader della Uil, Luigi Angeletti, va ripetendo da tempo che non esiste una "questione previdenziale" perché se «si separa la spesa pensionistica dall'assistenza l'Italia è in linea con l'Europa» e che «la nostra età media di pensionamento a 60,4 anni è superiore a quella dei francesi e leggermente inferiore a quella dei tedeschi ». Così sul tavolo negoziale in più occasioni è emersa una convergenza tra le posizioni intransigenti sostenute dalla Uil e, in campo politico, da Rifondazione comunista che, peraltro, sembra aver ammorbidito la linea, stando alle ultime dichiarazioni del segretario Franco Giordano. E tutto ciò, nonostante l'organizzazione guidata da Angeletti abbia anche un considerevole numero di iscritti che votano per il centro-destra. «Non abbiamo nulla da farci perdonare — spiega il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti —. Siamo un sindacato con un'impostazione storicamente riformatrice, ma nella vertenza previdenziale sosteniamo una posizione più radicale ». Ancora più dura la componente dei metalmeccanici della Uilm che annuncia per voce del segretario generale, Antonino Regazzi che se le proposte del Governo sullo scalone non saranno modificate «chiameremo i lavoratori allo sciopero».
Ma c'è un ulteriore elemento che contribuisce a inasprire la posizione della Uil: il Governo non ha accolto la proposta di detassare i premi di produttività, presentata al tavolo sulla competitività. «Attendiamo una risposta sulla proposta di tassare il premio di produttività con l'aliquota del 12,50% — aggiunge Proietti — per la platea di 1,8 milioni di lavoratori interessati dalla contrattazione integrativa, con un costo di 900 milioni».
Intanto dopo le frecciate dei giorni scorsi, ieri la Cisl ha ricucito con l'ala moderata della maggioranza. In mattinata si è svolto un incontro tra il presidente dei deputati dell'Ulivo, Dario Franceschini, e il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che mercoledì scorso aveva organizzato una manifestazione sotto la sede ulivista per protestare contro il corteo organizzato da Roberto Giachetti che aveva chiamato i giovani della Margherita ad una fiaccolata sotto le sedi dei sindacati.

N.56

17 luglio

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