Si gioca sulle "quote" e sui lavori usuranti la fase finale della partita sulle pensioni. Ieri Romano Prodi non ha presentato in Consiglio dei ministri la sua proposta per superare lo scalone. Non avendo ancora raggiunto un "vero" compromesso con Rifondazione ed essendo alle prese con i perduranti problemi di "copertura" e con le richieste dei riformisti dell'Unione di non sottrarre risorse allo sviluppo, il premier ha preso qualche altro giorno di tempo. Il piano di Palazzo Chigi dovrebbe arrivare comunque all'inizio della prossima settimana (probabilmente martedì) e in ogni caso prima del prossimo Cdm, come ha annunciato il portavoce Sircana. Ieri sono proseguiti, sotto la supervisione del sottosegretario Letta e del ministro Damiano, i contatti tra i tecnici di Governo e sindacati. Che hanno convenuto che per superare lo scalone senza eccessive ripercussioni finanziarie due sono le strade praticabili (si veda Il Sole-24 Ore di ieri): meccanismo di sole quote (somma di età anagrafica e contributiva) partendo dal "95" nel 2008 e salendo a "96" e 97" negli anni successivi; uno scalino (58 anni di età e 35 di contributi) nel 2008 seguito dal 2010 dalle "quote".
"Quote" che sarebbero tarate su un "range" anagrafico compreso tra 58 e 60 anni e poi 58-61 e 58-62. Con quota 95, quindi, si potrebbe andare in pensione con 58 anni di età e 37 di contributi oppure con "59+36", "60+35".
Ma non è ancora certo che venga scelta una di queste due opzioni. Anche perché c'è chi nella maggioranza, e anche nei sindacati (la Uil in particolare), continua ad essere non particolarmente attratto dal sistema delle quote. Senza considerare che il Tesoro sembra preferire un meccanismo imperniato su scalini ravvicinati che parta da "58+35" per arrivare a "62+35". Una soluzione, quest'ultima, che però non piace troppo ai sindacati, in particolare a Cisl e Cgil, e che non entusiasma il Prc. Le prossime ore saranno decisive. Anche per dipanare la matassa dei lavori usuranti da esentare. I tecnici di Governo e sindacati si sono detti d'accordo nel garantire a questi lavoratori l'uscita con 57 anni di età e 35 di contributi. Resta il problema della platea. Sulla base delle richieste di Rifondazione ( tutti i turnisti e tutti gli addetti alle catene di montaggio da aggiungere ai lavo-ri già considerati faticosi), l'esenzione dovrebbe essere garantita a quasi due milioni di soggetti. Che, riparametrata sul flusso di 130mila uscite verso le "anzianità" del 2007 scalone, riguarderebbe quest'anno 50mila pensionandi.
Il Governo, invece, sembra disposto a fermarsi a non più della metà (circa un milione di lavoratori): mansioni legate a tempi contingentati ma solo relativamente alle catene di montaggio e soltanto un parte dei turnisti (quelli a ciclo continuo).
Resta poi il nodo della corsia preferenziale per chi ha maturato 40 anni di contributi.
Rifondazione chiede che questi lavoratori possano uscire subito senza agganci al meccanismo delle finestre. Palazzo Chigi è disposto a ripristinare quattro uscite superando la riduzione a due sancita dalla legge Maroni. Il Tesoro continua a far notare che esiste un problema di risorse.
Proprio in funzione delle necessità di copertura per rispettare il vincolo del " costo zero" evocato più volte dal ministro Padoa- Schioppa, in Via XX Settembre si sta valutando con attenzione la possibilità di ricorrere ad una clausola di salvaguardia variabile ( non "rigida"): compensazioni finanziarie che scatterebbero automaticamente nel caso in cui i risparmi non fossero in linea con le attese ma solo per la quota di risorse mancanti.
A questo punto resta da vedere se tutti i nodi verranno davvero sciolti nei prossimi tre giorni. Prodi è stato costretto a prendere tempo per trovare misure che consentano di accontentare sia i riformisti del Pd (garanzie di risorse per lo sviluppo) sia Rifondazione. Il ministro Ferrero fa sapere: «La quadratura ancora non c'è, bisogna continuare a lavorare ». Ma il clima tra Palazzo Chigi e il Prc sembra migliorato. «Credo che si siano le condizioni per uno sblocco della trattativa sulla base del programma dell'Unione», afferma il leader di Rifondazione Giordano. Oggi e domani si riunisce il comitato politico del Prc, che discuterà soprattutto di pensioni. Il rinvio di Prodi eviterà al suo piano di restare per tutto il fine settimana sulla graticola.
Va avanti da settimane: si tratta della caccia all'ormai famoso miliardo necessario per garantire la piena copertura del piano del Governo per superare lo «scalone ». Una somma, come ha più volte ripetuto il ministro Tommaso Padoa- Schioppa (incalzato a sua volta da Bruxelles), da trovare nell'ambito del comparto previdenziale.
Per la verità, il miliardo è una cifra di riferimento. Sulla base delle ultime opzioni elaborate a palazzo Chigi e al ministero del Lavoro le risorse da trovare sarebbero 500-700 milioni. Che però potrebbero diventare più di un miliardo spianando la strada a una platea molto vasta di lavori usuranti (come chiede il Prc) da esentare dai nuovi requisiti pensionistici. E che addirittura salirebbe a più di due miliardi nel caso di un ulteriore addolcimento del meccanismo scalini- quote, o solo scalini, come auspicano la sinistra radicale e anche i sindacati.
Il problema è che la coperta appare sempre troppo corta. E, oltre alle partita politica con la sinistra radicale, anche questo motivo avrebbe "costretto" Prodi a ritardare la presentazione della sua proposta. Al momento sono solo due le "fonti" di copertura certe: l'ulteriore aumento dell'aliquota a carico dei parasubordinati; l'avvio del processo di riordino degli enti previdenziali. Un doppio intervento che non garantisce il rispetto del vincolo " costo zero" imposto dal Tesoro.
Da giorni i tecnici della Ragioneria generale e del Lavoro sono febbrilmente al lavoro per trovare soluzioni alternative. L'aumento delle aliquote degli autonomi non è considerata dal Governo una soluzione praticabile. Non convince molto neppure il ricorso a contributi di solidarietà sulle pensioni più alte o di alcune specifiche categorie. Anche se un intervento su gli ex fondi speciali confluiti nel Fondo lavoratori dipendenti dell'Inps appare probabile. Il Tesoro punta ancora su un aumento graduale della soglia di vecchiaia delle donne a 62 anni (con incentivi o post-datato nel 2014), ma i sindacati si oppongono. E allora potrebbe prendere corpo l'ipotesi della cosiddetta clausola di salvaguardia variabile: compensazioni finanziarie che scatterebbero automaticamente (con contestuale aumento dell'età di uscita) nel caso in cui i risparmi non funzionassero.