Bisogna aspettare ancora. Sulle pensioni il governo non ha preso una posizione definitiva. Il premier non ha presentato al Consiglio dei ministri la bozza di proposta da discutere con le parti sociali. Anzi, stando a quanto comunicato dal portavoce del governo Silvio Sircana, di pensioni nel Consiglio dei ministri non si e' proprio
parlato. ''Sono in corso incontri riservati per il perfezionamento del documento di governo e appena avremo concluso il giro di incontri vi faremo sapere'', ha spiegato Sircana assicurando, però, che per la proposta del governo sulle pensioni - ancora in corso di "perfezionamento" - non bisognerà aspettare il prossimo Cdm.
Altre dichiarazioni rilasciate dai ministri al termine della riunione danno il senso del clima d'attesa: per Antonio Di Pietro "la proposta del premier sulle pensioni deve arrivare il piu' presto possibile e deve essere una proposta che, fermo restando i lavori usuranti, riconsideri i tempi attuali per andare in pensione a partire dai parlamentari, in modo da dare il buon esempio". Al ministro delle Infrastrutture fa eco il collega Paolo Ferrero: "non sono affatto preoccupato per il rinvio, sono in corso discussioni e credo sia nell'ordine delle cose", spiega il Ministro della Solidarieta' sociale. E prosegue: "per il resto, vale quello che abbiamo detto nei giorni scorsi, e cioe' che la quadra ancora non c'e'. Il presidente del Consiglio sta continuando la verifica".
Quanto bisognerà aspettare? Secondo l'Adnkronos è questione di ore. L'intenzione di Prodi - riferisce l'agenzia - sarebbe quella di
proseguire su un doppio binario per raccogliere tutti i suggerimenti:
da un lato approfondire i contatti informali con le organizzazioni
sindacali (coordinati dal ministro del Lavoro Cesare Damiano e dal Sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta) e, dall'altro, ultimare i dettagli delle modifiche allo scalone per una proposta condivisa dalla maggioranza di governo. L'agenzia riferisce anche che, oltre ai problemi di quadra politica, mancherebbe all'appello un miliardo per coprire il superamento dello scalone. Un lancio dell'Agi sottolinea poi che un'intesa definitiva potrebbe arrivare entro la metà della settimana entrante, e comunque non oltre la fine di luglio. L'accordo - ipotizza sempre l'Agi - dovrebbe essere inserito nella prossima Finanziaria, dando quindi il tempo ai sindacati di consultare i lavoratori.
L'ostacolo principale, per il Professore, resta Rifondazione comunista. Ossia formulare un'ipotesi di superamento dello scalone su cui il partito di Bertinotti possa dare il via libera. Al riguardo qualche segnale di disgelo è emerso. Dapprima con una lettera a Repubblica in cui il presidente della Camera nega di volere l'abolizione tout court dello scalone. "Eugenio Scalfari sostiene che voglio non 'scalini e scalette al posto dello scalone' - scrive Bertinotti -, e che dello scalone vorrei l'abolizione pura e semplice indifferente al conseguente disastro finanziario e alla messa sotto accusa dell'Italia da parte della Commissione Europea. Semplicemente non e' vero'. Bertinotti spiega di aver 'sempre sostenuto la necessita' di differenziare l'andata in pensione tra chi ha diversi percorsi di lavoro (e dunque ha eta' reali molto diverse tra loro) e di non obbligare chi e' segnato da un lungo periodo di lavoro faticoso e usurante, come i turnisti, coloro che sono sottoposti a lavori vincolati, gli operai, a un prolungamento della vita lavorativa che sarebbe, secondo me, socialmente intollerabile e per nulla vantaggioso per le imprese'.
Altro segnale positivo è una breve dichiarazione del segretario di Rifondazione, Franco Giordano: "credo che ora ci siano le condizioni per sbloccare la trattativa sulle pensioni, sulla base del programma", ha Giordano parlando con i giornalisti a Montecitorio. "Mi sembra evidente pero'- continua- che i problemi non nascono a sinistra della maggioranza, se si sta all'interno del programma, ma dall'altro lato".
Su quale sarà la sintesi del Professore non mancano le ipotesi. Secondo quanto scrive Repubblica la proposta dovrebbe definirsi così: due scalini crescenti da 18 e 24 mesi per portare l'età a 58 anni e poi a 59, le quote (somma di contributi ed età anagrafica) negli anni successivi, l'allargamento della platea dei lavori usuranti così da venire incontro a Rifondazione, e il ritorno delle 4 finestre d'uscita. Ma l'Agi riferisce che queste ipotesi, per ragioni di compatibilità economico-finanziarie, potrebbero essere messe da parte e superate da altre alle quali stanno lavorando i tecnici dei partiti del centro-sinistra in stretto contatto con quelli delle confederazioni sindacali.