Riprende il tavolo tra il governo e i sindacati sulla riforma della previdenza. Angeletti (Uil): «Quella di Damiano è strada per soluzione, ma molto resta ancora da fare». Cisl: ci sono condizioni per chiudere. La posizione più morbida del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, in materia di riforma delle pensioni e ammorbidimento dello «scalone» apre uno spiraglio nel confronto con i sindacati: «La strada è ancora lunga - ha avvertito il segretario confederale della Uil, LuigiAngeletti - ma sicuramente quello che ha detto Damiano è positivo e apre una possibilità di discussione, ovviamente, per arrivare a un accordo». Angeletti si prepara nella serata di martedì a riprendere il tavolo con il governo sulla riforma previdenziale insieme agli altri leader sindacali: «Per ora riprende un confronto per quanto riguarda gli aumenti delle pensioni, sul resto non ci sono incontri programmati».
BONANNI: SCALONE NON SIA TOTEM - «Credo che ci siano le condizioni per chiudere. La base posta dal ministro Damiano è una base positiva». Resta invece convinto che sia possibile ottenere rapidamente un accordo Raffaele Bonanni, segretario della Cisl: «Si è fatto dello scalone un totem» e invece sono altre le questioni che interessano le persone, è il giudizio di Bonanni. «A taluni preoccupati, agli irriducibili - ha affermato Bonanni - voglio dire che sono le altre soluzioni individuate con il governo che concorreranno a ridurre i tempi per andare prima in pensione». E ha spiegato: «La vera questione che interessa la gente è l'indennità di disoccupazione che passa dal 50% al 60% con una copertura contributiva figurativa piena, il riscatto della laurea meno oneroso per i giovani, la totalizzazione dei contributi, l'aumento delle pensioni minime. Sono questi temi - ha sottolineato Bonanni - che agiranno davvero sulla gente e su questi il mio giudizio è molto positivo». Per questo, ha concluso il segretario generale della Cisl, «metto in guardia i lavoratori dal non entrare in questa sorta di disputa che assomiglia molto alla vicenda sull'art.18, sui Dico, sulla legge Biagi, che hanno caratterizzato lo scontro politico nel Paese e su cui dopo qualche mese è calato il silenzio, dimostrando che erano solo occasioni di scontro. Metto in guardia - ha ribadito - da questo gioco al massacro».
LA PROPOSTA DAMIANO - Dal 2008, secondo la proposta avanzata dal ministro del Lavoro, Cesare Damiano, si potrà andare in pensione a 58 anni, e non più a 60 come prevede la legge Maroni, e per tre anni saranno previsti degli incentivi per restare al lavoro. Gli incentivi non incideranno sulla busta paga ma sul futuro assegno pensionistico. Su questa proposta, che peraltro non troverebbe d’accordo l’intero governo (il ministro del Commercio internazionale e politiche comunitarie, Emma Bonino, vorrebbe lasciare lo scalone) né un’ampia fetta della maggioranza (Oliverio Diliberto dei comunisti italiani vorrebbe cancellare tout court lo scalone), dovrebbe essere oggetto del confronto con i sindacati, che riparte dopo essersi arenato improvvisamente la scorsa settimana. Il ministro si è detto convinto che «una soluzione sarà trovata entro l’estate perché non è intenzione del Governo tirarla per le lunghe». Ma Gennaro Migliore (Prc) ammette: «In questo momento la proposta che è stata avanzata dal governo - sottolinea il capogruppo di Prc alla Camera - non è ancora condivisa da tutta la maggioranza».
PADOA-SCHIOPPA FRENA - Sull'ammorbidimento dello scalone, ha detto ancora Angeletti, «bisogna fare molti passi in avanti e deve esserci un’opinione condivisa». Il segretario della Uil fa riferimento alla posizione del ministro dell'Economia, non così «morbida» come quella del collega Damiano in tema di scalone, ovvero dell'innalzamento dell'età pensionabile da 57 a 60 anni (con 35 anni di contributi) a partire dal 2008. «Padoa-Schioppa frena - ha aggiunto Angeletti - e io non avevo dubbi che fosse questa la sua reazione. Ecco perché bisogna andare avanti con i piedi di piombo». Angeletti esprime cautela sui tempi dell’intesa: «Penso che nessuno veda la soluzione a breve e gli unici accordi che noi siamo autorizzati a fare sono dei buoni accordi - ha spiegato Angeletti - quelli che non penalizzano le persone».