di Fulvio Fammoni, Segretario confederale Cgil.
Una politica di riforma degli ammortizzatori sociali è stata più volte tentata ma si è arenata di fronte a settorialismi, particolarismi, frammentazione degli interessi d’impresa, concezioni puramente sostitutive del ruolo della bilateralità e soprattutto per la mancanza di risorse adeguate, perché una vera e organica riforma costa, non può essere fatta a costo zero. Oggi il tema si ripropone, nell’ambito del confronto fra governo e forze sociali con forte convinzione, ma anche con più attenzione, a partire dal problema delle risorse e della necessaria gradualità di armonizzazione fra condizioni diverse. I punti dalla Cgil da sempre considerati fondamentali sono rappresentati dal criterio dell’universalità e dalle politiche attive per il lavoro. Cioè dimensione di impresa, tipologia di lavoro e settore di attività non devono più costituire una forma di divisione o peggio di esclusione delle imprese e del lavoro. Questo nel documento consegnato dal governo è scritto. Il sistema degli ammortizzatori sociali dunque, oltre a tutelare chi perde o può perdere occupazione, deve come sua missione di fondo puntare a preservare il lavoro e a non chiudere imprese. Assieme a questi tanti altri saranno i punti da affrontare: una politica più mirata per gli ultracinquantenni, un diverso intreccio fra regole nazionali e politiche regionali a partire da un rinnovato ruolo dei centri per l’impiego e poi la rivisitazione e omogeneizzazione, oltre che la generalizzazione, degli attuali istituti, coerente con i princìpi dell’universalità e delle politiche attive. Anche temi come la bilateralità (indicata nel suo giusto ruolo di integrazione e controllo) e del concorso solidaristico del sistema delle imprese all’integrazione delle risorse, sono affrontati in modo corretto nel documento. Così come è fondamentale e per noi imprescindibile che l’insieme degli strumenti individuati abbia piena copertura ai fini previdenziali. Scelta che dovrebbe trovare la sua prima applicazione negli interventi immediati sulle indennità di disoccupazione: per quanto riguarda l’aumento sia della percentuale che della durata dei trattamenti. Il documento del governo del 20 giugno affronta l’argomento ammortizzatori e le sue prime applicazioni in modo corretto e rappresenta dunque una base di riferimento condivisibile per il successivo confronto di merito. E’ bene naturalmente essere consapevoli che molto è ancora da fare e che quando saranno affrontati in dettaglio i singoli temi, ripartirà una discussione non semplice in cui particolarismi e diversità riemergeranno con forza rispetto alla fase attuale. Compreso un concetto del ruolo futuro degli ammortizzatori, che non può essere basato su caratteristiche meramente risarcitorie, come molte imprese ancora pensano, per giustificare sbagliate forme di lavoro precario anche nel futuro. Un tema quello del precariato che invece deve essere affrontato e risolto in questa stessa trattativa, con una nuova legislazione e col ruolo primario della contrattazione, se davvero si vuole essere attenti alle esigenze dei giovani.