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il Sole 24 ore - 28 giugno 2007

Dpef, la Voce del Padrone: l'analisi del Sole 24 ore (e il testo integrale)

Dpef 2008-2011: tra i nodi del risanamento e il ritorno alla crescita, di Michele De Gaspari.
Crescita del Pil confermata al 2% nel 2007 e all'1,7% nel 2008-2009; deficit pubblico rivisto al rialzo verso il 2,5% del Pil quest'anno, mentre scenderà al 2,2% il prossimo e all'1,5% nel 2009: sono i dati fondamentali del Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef) 2008-2011, varato dal Governo. Esso è l'inevitabile riflesso della difficile situazione politica che sta caratterizzando l'inizio estate 2007 e prevedibilmente accompagnerà la presentazione della Legge finanziaria 2008 (di cui il Dpef dovrebbe tracciare le linee guida) entro fine settembre e il successivo dibattito parlamentare nel corso del trimestre autunnale. Il risultato è, dunque, un documento necessariamente snello, di modesta qualità e profilo, che cerca di distribuire risorse via via residuali, in parte già impegnate per finanziare nuove spese - quel che resta, in altre parole, del "tesoretto" - e rinvia i capitoli spinosi al confronto autunnale sulla prossima Finanziaria. E' in gioco, infatti, la distribuzione di un extragettito fiscale ancora aleatorio, non essendone definita la componente strutturale, nel frattempo intaccata dalla crescita degli oneri sul debito pubblico, effetto dell'aumento dei tassi d'interesse, e dal rinnovo del contratto dei dipendenti statali.

Un'ulteriore conferma di questo stato di crisi politica strisciante viene, poi, dai ripetuti moniti delle autorità europee (Commissione, Bce) e delle altre maggiori organizzazioni internazionali (Fondo monetario, Ocse), perché venga rispettato l'obiettivo a medio termine (2011) del pareggio di bilancio, con la riduzione del deficit strutturale dello 0,5% del Pil ogni anno e la conseguente flessione del rapporto debito/Pil. Se i conti pubblici appaiono in linea con il Patto di stabilità, i grandi nodi strutturali indicati nel Dpef di metà 2006 non sono stati a tutt'oggi affrontati: previdenza, sanità, pubblica amministrazione, finanza locale. Si registrano semmai - è il caso del pubblico impiego - alcuni passi indietro.

Il dato di partenza per la verifica dei conti di metà anno e la messa a punto del Dpef 2008-2011 è la stima governativa di marzo contenuta nella Relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica: l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche atteso per il 2007 sale dal 2,3% al 2,5% del Pil, equivalente a 38 miliardi di euro per l'anno in corso, mentre per il 2008 è indicato al 2,2% del Pil, che corrisponde a 35 miliardi. Il check up sull'andamento delle entrate e delle spese sta mettendo in luce un quadro migliore di quanto previsto a inizio primavera, aprendo così spazi aggiuntivi (valutati in circa 6 miliardi) per interventi "sociali" rispetto ai 7,5 miliardi (lo 0,5% del Pil) di correzione strutturale da compiere nel 2008 - come richiesto dalla Commissione Ue - e, nello stesso tempo, reperire risorse per gli investimenti nelle infrastrutture.

Congiuntura, la ripresa si consolida

Nel primo semestre 2007 l'economia internazionale ha confermato la sua positiva intonazione, che aveva caratterizzato tutto lo scorso anno: al rallentamento degli Stati Uniti si contrappongono i segnali di rafforzamento dell'economia tedesca, di cui sta beneficiando l'intera area dell'euro, con la conseguente revisione al rialzo delle stime di crescita. Tra le novità degli ultimi mesi, si registra il riemergere di tensioni sul prezzo del petrolio, insieme alle spinte al ribasso sul dollaro; permangono, inoltre, i rischi di caduta nel ciclo americano, sia pure con basse probabilità di realizzarsi. Il quadro della congiuntura italiana, in particolare, non è privo di contrasti. Se le previsioni governative (normalmente prudenti) sull'andamento del Pil nel 2007 indicano uno scenario senz'altro roseo, con una crescita del 2%, in linea a quella già brillante dello scorso anno, i più recenti dati della produzione industriale mostrano qualche battuta d'arresto, così da rendere meno ottimisti i principali centri di previsione, che delineano una dinamica del Pil un po' a rilento (1,8-1,9%) e ancora distante di quasi un punto rispetto alla media (2,7%) dell'eurozona.

I conti economici del primo trimestre 2007, nel dettaglio delle componenti della domanda, riflettono del resto questa evoluzione non univoca: i consumi privati accelerano, sostenuti dalla vivacità del settore immobiliare e dalla dinamica dei redditi da lavoro dipendente, mentre rallentano gli investimenti fissi, dove perde colpi la spesa in macchinari e mezzi di trasporto, che invece continua a crescere a ritmo sostenuto negli altri paesi dell'area euro. Le prospettive macroeconomiche del nuovo Dpef 2008-2011 non presentano, tuttavia, combiamenti di rilievo rispetto alla situazione delineata a inizio primavera. Nel secondo trimestre la crescita del Pil dovrebbe riportarsi su ritmi discreti, al di là del temporaneo rallentamento della produzione industriale; la congiuntura europea va molto bene e sta trainando anche l'Italia, dove le stesse componenti interne della domanda mostrano di tenere il passo della ripresa.

Conti pubblici, risanamento senza emergenza

Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Tommaso Padoa-Schioppa, ha di recente sottolineato che i conti pubblici sono usciti dall'emergenza, ma il risanamento continua. Occorre, infatti, ripensare i meccanismi di spesa, dal momento che la pressione fiscale ha ormai raggiunto livelli molto elevati, vicini al 43% del Pil quest'anno, a fronte del 43,7% di massimo storico toccato nel 1997, quando era in gioco l'ingresso dell'Italia nella moneta unica europea. E' necessario, pertanto, ridurre le aliquote di prelievo, man mano che la lotta all'evasione consente di recuperare base imponibile. Ci sono, poi, gli effetti dell'invecchiamento della popolazione, con la relativa maggiore spesa sanitaria, previdenziale e assistenziale. Il debito pubblico, a sua volta, dovrà calare sotto il 100% del Pil entro il 2010, grazie all'avanzo primario di bilancio aumentato fino a quasi il 5%; ciò significa una riduzione nel rapporto debito/Pil di sette punti percentuali in quattro anni.

La presentazione del Dpef 2008-2011 è accompagnata, poi, da una direttiva del ministro dell'Economia, varata dalla Ragioneria generale dello Stato, che mira a tenere sotto controllo le spese delle amministrazioni pubbliche, a cominciare dai ministeri. La Relazione annuale della Banca d'Italia sul 2006 osserva, in particolare, nel capitolo dedicato alla finanza pubblica: «L'obiettivo del pareggio di bilancio è ancora lontano, Il livello di disavanzo previsto per il 2007 non è in grado di innescare un'adeguata flessione del rapporto tra il debito e il Pil. Eventuali entrate superiori alle attese vanno prioritariamente indirizzate alla riduzione del disavanzo. A pressione fiscale invariata, il raggiungimento del pareggio di bilancio richiede una forte azione di contenimento della dinamica della spesa primaria corrente, che nell'ultimo quinquennio è progressivamente aumentata in rapporto al prodotto...la diminuzione della spesa corrente dovrà essere più ampia se, oltre a ridurre il peso del debito, si vorranno effettuare interventi a sostegno della crescita, accelerando lo sviluppo delle infrastrutture e riducendo il carico fiscale».

La spesa pubblica ha raggiunto nel 2006 livelli record, pari al 50,5% del Pil; e rischia di aumentare ancora di più quest'anno, dato il rialzo in atto nei tassi d'interesse su valori che non si registravano da sei anni. Continuano a crescere, nello stesso tempo, anche le entrate tributarie, ma è presto per dire quanto dell'extragettito si possa considerare strutturale e, dunque, spendibile senza mettere a rischio gli obiettivi di riequilibrio del bilancio.

Dal Dpef alla Legge finanziaria

Il Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef) per gli anni 2008-2011, presentato dal ministro dell'Economia e approvato dal Governo, contiene le linee guida (programmatiche) della politica economica a medio termine, affiancandosi agli altri documenti ufficiali governativi, a cura del ministero dell'Economia e delle Finanze, dell'Istat e dell'Isae, che illustrano invece, attraverso statistiche e analisi, la situazione economica del Paese. Dopo le descrizioni, il Governo indica, dunque, anche gli impegni politici da tradurre in atti concreti nella Legge finanziaria per l'anno successivo (il 2008), essendo quest'ultima la parte del Dpef formalmente vincolante per l'azione futura.

Le legge istitutiva del Dpef (la 362) risale al 1988 e ne prevedeva la scadenza di presentazione il 15 maggio di ogni anno, insieme all'orizzonte triennale di competenza. Nel 1999 una successiva legge (la 208) ne ha spostato il termine al 30 giugno, allungandone la durata a quattro anni. La scadenza di legge non è stata, peraltro, quasi mai rispettata, anche a causa delle coincidenze elettorali o delle crisi di governo, con il relativo cambio di guida nella politica economica. Unica rilevante eccezione il 1998, quando il Dpef ha visto la luce a metà aprile; ma era in gioco, allora, l'ingresso nell'euro, con la decisione di ammissione dell'Italia alla moneta unica, prevista all'inizio di maggio.

Il Documento di programmazione è, in particolare, un'anteprima della Finanziaria, che illustra l'evoluzione dei conti pubblici per il prossimo quadriennio, delinea gli interventi correttivi sui principali aggregati di entrata e di spesa nel periodo, individua le grandi riforme da attuare nel corso della legislatura. I temi di breve periodo in altre parole, come l'andamento della congiuntura economica e gli equilibri della finanza pubblica, sono inseriti in una prospettiva di medio e lungo termine.

(Allegato il testo integrale)

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N.52

3 luglio

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