Scalino a 58 anni e sperimentazione di incentivi per restare al lavoro. Il tema delle pensioni riscalda la politica e provoca una serie di reazioni. Ecco il punto della giornata, nei commenti di maggioranza e opposizione alla proposta del ministro del Lavoro Cesare Damiano.
Silvio Berlusconi, leader della Casa delle libertà. Il Governo deve mantenere lo scalone previsto dalla riforma previdenziale targata Roberto Maroni e anzi questo è già poco. «Io con Don Verzè ho messo la prima pietra di un complesso medicale che si prefigge, tramite scudi e ricerche sul genoma, di portare l'età media dagli attuali 80 anni a 120. Immaginiamoci come quelli che lavorano oggi e che possono andare in pensione a 57 anni potranno mantenere una popolazione anziana, della quale io intendo fare parte, che vivrà 120 anni».
Alessandro Bianchi, ministro dei Trasporti. Secondo il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, l'accordo tra governo e parti sociali sulla modifica dello scalone è molto vicino. «Rimane il nodo scalino-scalone ma credo che si troverà una soluzione con un passaggio transitorio».
Emma Bonino, ministro per le Politiche europee. «Per mutare la legge Maroni occorre trovare una maggioranza in Parlamento, il che significa che il Presidente del Consiglio non può ascoltare solo la voce sindacale o quella di Rifondazione Comunista, e non solo perché questo non è un monocolore ma anche perché basta fare due conti per capire che occorre trovare una maggioranza alla Camera e in particolare al Senato». Specificando di non parlare «in termini ricattatori», il ministro sostiene «che ci sono posizioni diverse rispetto a cosa bisogna mettere nel nuovo welfare". Il ministro ha sottolineato che se passasse l'ipotesi dei 58 anni voterebbe contro per tentare di impedire al governo un grave errore. «Teniamoci lo scalone, il suo superamento é un obiettivo sbagliato e marginale: spendere una cifra tra i 5-7 miliardi di euro per un problema che riguarda 120 mila persone é una follia».
Giorgio Cremaschi, leader della Rete 28 aprile della Cgil. «Il ministro del Lavoro Cesare Damiano, sullo scalone abbandona il programma elettorale del governo. Il ministro non parla più di superamento dello scalone ma di suo ammorbidimento. Il che vuol dire che il governo di centrosinistra fa propria la decisione di Berlusconi di allungare l'età pensionabile fino a 60 anni».
Cesare Damiano, ministro del Lavoro. A proposito del negoziato sulle pensioni il ministro ha detto a Radio 24, nel corso della trasmissione Focus economia «Mi auguro che prima dell'estate si arrivi a una conclusione». Il ministro, sottolineando che il Governo non ha interesse a un allungamento dei tempi ha detto: «Non vogliamo rompere, ma chiudere, non vogliamo avere idee nascoste, ma molto chiare» e che il Governo ha tutta l'intenzione «di dare un chiaro segno di impegno sociale».
Benedetto Della Vedova, deputato dei Riformatori liberali. «Se l'accordo sulle pensioni fosse quello che si va profilando (58 anni di età ed incentivi), ci troveremmo di fronte ad una vera e propria capitolazione del Governo, alla sostanziale abolizione del cosiddetto scalone e alla sua sostituzione con uno scalone di spesa pubblica a carico della fiscalità generale».
Paolo De Castro, ministro per le Politiche agricole. «Mi auguro che si concluda presto la trattativa generale su pensioni e ammortizzatori, perché non appena sarà chiusa, a cascata, Damiano ed io facciamo subito partire il disegno di legge sul lavoro agricolo».
Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture. In Italia si deve rivedere il sistema pensionistico anche alla luce del fatto che «a 58 o 60 anni le persone sono in piena efficienza psico-fisica e non si può pesare sulle spalle delle generazioni future». Di Pietro ha sottolineato che si deve rivedere sia il sistema delle pensioni più basse, sia l'elenco dei lavori usuranti. Un elenco che, ha specificato, «deve essere selettivo e realistico perché altrimenti alla fine ci mettono pure i parlamentari».
Massimo Donadi, capogruppo dell'Italia dei valori alla Camera. «Ci pare di assistere in questi giorni a una cronaca di una morte annunciata in tema di pensioni. Il Governo sta cedendo totalmente alle richieste dei sindacati e della sinistra radicale in materia di abolizione dello scalone».
Paolo Ferrero, ministro per la Solidarietà sociale. «Va bene qualsiasi ipotesi che sia molto, molto vicina a quella relativa alla soglia dei 57 anni. Per adesso però non ne ho sentite e quindi sono molto preoccupato». Il ministro ha ricordato che il programma dell'Unione prevede l'abolizione dello scalone.
Maurizio Gasparri, deputato di Alleanza nazionale. «È evidente che il governo in materia di pensioni brancola nel buio. Saranno coerenti quei ministri che contestano le scelte della sinistra radicale e annunciano voti contrari? Oppure Bonino e C. si terranno, come è successo finora, ben cara la poltroncina, rinunciando alla coerenza degli atteggiamenti?». Gasparri sottolinea che «smantellare la riforma fatta dal centrodestra senza indicare alternative chiare, vuol dire compromettere il futuro della previdenza italiana e danneggiare le nuove generazioni. Noi abbiamo affrontato con equilibrio e coraggio questo tema. Oggi la sinistra fa solo confusione e si lacera
ancora di più al suo interno».
Gianni Paglierini, deputato dei Comunisti Italiani, presidente della commissione Lavoro della Camera. «La proposta del ministro Damiano sull'innalzamento a 58 anni dell'età pensionabile sgombra il campo dall'ipotesi negativa avanzata da altri esponenti del Governo pochi giorni fa, secondo la quale non ci sarebbero i soldi per superare lo scalone. Evidentemente non é così e la novità rappresenta un importante passo in avanti».
Renata Polverini, segretario nazionale Ugl. Il nodo da sciogliere per affrontare lo scalone è quello di «individuare le categorie dei lavori usuranti. Su questo l'Ugl da tempo chiede che si apra una discussione seria e responsabile». Secondo Polverini, «bisogna rassicurare i lavoratori e trovare una soluzione che non sia penalizzante per chi sta per andare in pensione e per quanti ci dovranno andare in futuro. Gli incentivi e la volontarietà restano due condizioni necessarie per affrontare qualsiasi discussione. Ora il Governo si affretti a riconvocare il tavolo per confrontarci su una proposta formale. C'era l'impegno a far ripartire la trattativa questa settimana. Non ci si può permettere il lusso di procrastinare ancora decisioni che diventano sempre più impellenti».
Maurizio Sacconi, senatore di Forza Italia. «Le ultime ipotesi di superamento dello scalone emerse in seno alla maggioranza comportano una straordinaria impennata della spesa previdenziale». Secondo Sacconi «l'incentivo dell'1% a procrastinare l'età di pensione non vale in pratica nulla».
Marina Sereni,vice capogruppo dell'Ulivo alla Camera. «Spero che nella trattativa sulle pensioni si raggiunga presto una sintesi perché è quello che chiede il Paese». Marina Sereni ha sottolineato che «lo scalone introdotto dalla controriforma Maroni va abolito. Lo prevede il programma dell'Unione e lo chiedono i lavoratori del nostro Paese. Il Governo non perda altro tempo».
Adolfo Urso, deputato di Alleanza nazionale. «Ci aspettiamo che Di Pietro e Bonino non si limitino a salvare la loro coscienza di cui nessuno dubita, ma agiscano per evitare uno scempio politico e morale che ricadrà sulle giovani generazioni». Lo dice Urso in merito alle «ragionevoli e ovviamente condivisibili dichiarazioni dei due ministri e delle loro forze politiche contro la folle ipotesi di controriforma sulle pensioni che sembra profilarsi sotto i diktat della sinistra massimalista e che creerebbe una voragine nei conti pubblici».