Da almeno tre anni è all'ordine del giorno anche in Russia la riforma del sistema pensionistico, che ormai non potrà avvenire prima del 2008, con Duma e Presidenza rinnovate. Alla questione, segnata dall'ancora misera entità delle pensioni, ma anche da un forte deficit del Fondo pensioni federale (Pfr), si è risposto in questi giorni con proposte che hanno sollevato un vivo e spesso aspro confronto ai vertici del Paese: Presidenza, Governo, Parlamento (Duma).
In Russia si va in pensione a 55 anni (le donne) e a 60 anni (gli uomini). Tuttavia, si può restare al lavoro, volontariamente, anche dopo la scadenza dell'età pensionabile. Il problema dell'innalzamento dell'età in cui si va in pensione non è stato considerato finora tra quelli cruciali. Ad esempio, secondo il presidente del Pfr Gennadij Batanov, il rapporto tra popolazione attiva e pensionati (circa 38 milioni), dal quale dipende la stabilità del sistema pensionistico, sarebbe ancora favorevole dal momento che nel primo decennio degli anni Duemila va in pensione una generazione poco numerosa: quella dei cosiddetti "figli del tempo di guerra", i nati negli anni Quaranta, mentre hanno raggiunto l'età lavorativa "i figli dei figli del tempo di pace", cioè i nati nel baby-boom di fine anni Settanta-anni Ottanta.
Tuttavia, sono in molti, tra questi gli esperti della Banca Mondiale (che su questi temi ha pubblicato nei giorni scorsi un rapporto che riguarda l'area ex-Urss ed Europa orientale), a pronosticare scenari fondati su altri dati demografici: la diminuzione della popolazione della Russia del 12% e l'incremento della popolazione sopra i 65 anni del 18% entro il 2025, in un quadro di assenza di serie riforme del sistema pensioni.
Una politica attiva e aperta in materia di immigrazione - controllata e legale, quale ancora non c'è - potrebbe sin da ora incrementare le entrate del Pfr. Finora il lavoro degli immigrati è pagato "in nero". Ovviamente i datori di lavoro non versano i contributi al Pfr. Ma il fenomeno dei pagamenti in "nero" riguarda più in generale parte dell'imprenditoria privata. Il Rosstat, l'agenzia statale di statistica, calcola che in nero vengano pagati (interamente o parte) oltre il 30% dei salari. Per questo, più volte il governo ha sottolineato la necessità di "imbiancare" i "salari neri": per aumentare le entrate del Pfr oltre che del fisco. Compito in Russia tutt'altro che agevole.
Deficit del fondo pubblico.
La discussione riguarda l'entità attuale, misera, delle pensioni; il forte deficit in cui versa il Fpr, che deve essere coperto dal budget federale; i modi in cui affrontare e risolvere la situazione. Lo stato in cui versano le sue casse non consente all'Fpr di assicurare pensioni decenti. È vero che esse sono considerevolmente aumentate, anche fino al 100%, negli ultimi due anni , per volontà di Putin, più che dei taccagni ministri dell'economia (Gref) e delle finanze (Kudrin). Una quota dello Stabfond, o Fondo di Stabilizzazione, creato con le eccedenze delle entrate dall'export di greggio e da gas, è stata destinata alle pensioni, oltre che ai "quattro grandi progetti nazionali" (casa, istruzione, sanità, agricoltura).
Le pensioni sono cresciute, ma partendo dai livelli miserabili del periodo eltsiniano e dei primi Duemila. Purtroppo ai livelli minimi le pensioni si aggirano sui 2000 rubli mensili (56-57 euro). A volte anche meno. Secondo il progetto di budget dell'Fpr per il periodo 2008-2010, approvato in prima lettura dalla Duma lo scorso 12 giugno (con il voto contrario dei comunisti e del nuovo "partito del presidente" – "Russia Giusta" capeggiato da Sergej Mironov) si è stabilito che più delle metà delle spese pensionistiche (56% pari a 251 miliardi di rubli, circa 7 miliardi di euro) saranno sostenute dal budget federale. Per il 2010 si prevede che le pensioni medie (che cresceranno in misura tra il 50 e il 60%) e saranno attorno a 5500 rubli: circa 157 euro.
Le obiezioni degli oppositori sono fondate. Calcolati in sé e in rapporto alla crescita costante, anche se contenuta dell'inflazione, si tratta di pensioni con cui a fatica si esce da uno stato di reale povertà. Su uno sfondo di tuttora indecenti ineguaglianze sociali.
Quali soluzioni.
Da almeno cinque-sei anni il presidente Putin ha introdotto il tema dell'"accumulazione personale" della pensione, mediante l'investimento di una parte di salario all'uopo accantonata in fondi pensioni non statali (Npf). Una pratica che è stata accolta da una piccola parte di lavoratori (di livello medio-alto), circa il 10% del totale. Di difficile generalizzazione, tuttavia, considerando il basso livello complessivo dei salari-stipendi e la diffidenza dei cittadini russi (così scottati finanziariamente negli anni Novanta) per simili operazioni.
Perciò, oltre il 90% dei mezzi accumulati dal Pfr sono depositati presso la Vneshekonombank (Veb), controllata dallo stato, e da questa gestiti. Sono formati dalle contribuzioni obbligatorie dei lavoratori, pari al 13% del salario.
Si tratterebbe – sostiene Putin – di farli rendere, attivizzandoli sul mercato dei fondi.
Pochi giorni fai dopo il voto favorevole in prima lettura della Duma, il ministro della sanità e dello sviluppo sociale Zurabov e quello dello sviluppo economico Gref hanno presentato due proposte diverse. Zurabov sostiene la partecipazione volontaria e individuale di ogni cittadino che lavora alla formazione della propria pensione. Lo dovrebbe (o potrebbe, non è chiaro) fare, stipulando un contratto con un Fondo pensioni non statale (Npf). La variante migliore – come scrive "Kommersant" (21 giugno) – è che del prelievo sul salario-stipendio di un cittadino la metà venga versata in un fondo non statale, mentre una quota analoga sarà aggiunta dallo stato sul suo conto-pensione. La cifra così cumulata sarà investita dal Fondo non statale in titoli: azioni e/o obbligazioni.
Salari e stipendi.
German Gref, ministro dello sviluppo economico e del commercio, ha proposto una misura più facile da attuare, e più radicale e socialmente rischiosa.
Si dovrebbe aggiungere un ulteriore prelievo del 3% del salario-stipendio al già esistente 13%, prelevato dal datore di lavoro e versato al Pfr, il fondo statale.
Se ne impinguerebbero, così, le casse, alleggerendo l'onere che tocca direttamente allo Stato. Gref è attento più che al grave problema sociale, all'aspetto macroeconomico del problema. Non si devono allargare troppo i cordoni dello Stabfond, tra i cui fini istituzionali c'è anche quello di tenere sotto controllo l'afflusso dei petrodollari e arginarne le potenzialità inflazionistiche.
Gref, tuttavia, è stato subissato di critiche. Secondo la sua proposta, il prelievo non è formalmente obbligatorio, ma fondato sul principio del silenzio-assenso. Cioè, chi non vuole versare il 3% , deve farne richiesta agli uffici competenti. Un sistema ingannevole – è il commento più ricorrente. Il russo diffida dei ricorsi alle burocrazie. In secondo luogo, perché pochi saranno i lavoratori informati del provvedimento: quelli che seguono le vicende politico-economico-sociali sulla stampa e attraverso le (debolissime, spesso assenti) organizzazioni sindacali. Ragion per cui "solo un 10-20% chiederà di non pagare e il resto pagherà, tacendo", come ha dichiarato al "Kommersant" Galina Morozova, la dirigente del Fondo pensioni non governativo di Sberbank, la più grande banca russa, che raccoglie la grande maggioranza dei depositi dei cittadini della Russia. Così il 3% sarà percepito, più generalmente, come un aumento dell'imposta sul reddito (in Russia è del 13%, per tutti, flat tax), un nuovo balzello sul salario-stipendio, che in Russia mediamente non è eccelso.
E lo si vede, che non è eccelso, grazie ai dati del Rosstat (Agenzia di stato per la statistica), resi noti giovedì scorso. A maggio il livello degli stipendi è cresciuto del 25,1 % rispetto al maggio di un anno fa, raggiungendo un livello medio di 12.700 rubli (poco più di 360 euro: 1 euro pari a circa 35 rubli). Nonostante gli aumenti degli ultimi due-tre anni, i salari-stipendi restano ancora bassi, di fronte a un incremento dei prezzi di generi di consumo e soprattutto dei servizi che viene percepito molto superiore al tasso ufficiale di inflazione. La proposta del ministro Gref, immediatamente contestata, è difficile che venga accolta. Tanto più che le elezioni, politiche e presidenziali, sono ormai alle porte.
Piero Sinatti