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il Sole 24 ore - 23 giugno 2007

Scalone e scalini, si riparte da quota 96

Un miliardo, o quasi, lo troverà il ministro Cesare Damiano con il suo "piano-risparmi". Le risorse mancanti, 1-1,2 miliardi, dovrà metterle sul tavolo il Tesoro. E a chiedere al ministro Tommaso Padoa-Schioppa di compiere il miracolo sarà, con tutta probabilità, direttamente il premier Romano Prodi, come è già accaduto in occasione del rinnovo dei contratti del pubblico impiego.
Sul superamento dello scalone il compromesso tecnico è stato già abbozzato da Esecutivo e sindacati. Resta solo da calibrare il mix di scalini (probabilmente uno solo nel 2008 a 58 anni di età e 35 di contributi) e delle "quote" (somma di età anagrafica e contributiva) da far scattare dal 2010: quasi sicuramente si partirà da quota 96. Anche se Cgil, Cisl, Uil e Ugl sperano ancora di fermarsi a "95". Quello che ancora manca è il compromesso sulla risorse. Ma palazzo Chigi resta ottimista. Alla domanda se vede profilarsi un accordo, Prodi risponde: Lo vedo dalla serietà con cui si lavora». E aggiunge: «La trattativa sulle pensioni l'ho cominciata, aiutata e costruita. E spero proprio che la si possa portare a termine».
Prodi è convinto che la partita si possa chiudere, almeno con i sindacati, il 27 o il 28 giugno, in tempo utile per varare il Dpef prima della fine del mese. E sa anche che, un volta incassato il via libera di Cgil, Cisl e Uil, cesserà il fuoco di sbarramento della sinistra radicale. Ma per ottenere il sì dei sindacati deve poter mettere sul piatto il miliardo che manca all'appello per completare la copertura. È quello che quasi sicuramente il premier proverà a dire nei prossimi gironi a ministro dell'Economia. Se Padoa-Schioppa dovesse compiere il miracolo, resta da chiedersi da dove questi 1-1,2 miliardi arriveranno. La principale indiziata resta quella quota di extragettito (1,5-2 miliardi) aggiuntiva rispetto ai 2,5 miliardi già messi a disposizione dal ministro dell'Economia ma già ipotecata per fronteggiare le alcune emergenze: aumento della spesa sanitaria e della spesa per interessi; possibile riduzione del gettito atteso dagli studi di settore; copertura per l'estensione del taglio del cuneo; assestamento di bilancio.
Cambiando le priorità, ovvero destinando oltre un miliardo al superamento dello scalone, la prima conseguenza potrebbe essere l'irrobustimento della "manovra leggera" che il Tesoro era intenzionato a varare a settembre. Una Finanziaria un po' più pesante, insomma. Senza considerare che resta da valutare la reale efficacia del piano al quale sta lavorando il ministro Damiano per recuperare dai 700 milioni al miliardo: aumento graduale dell'aliquota dei parasubordinati; stretta su enti e sugli ex fondi speciali confluiti negli ultimi anni nel Fondo lavoratori dipendenti dell'Inps; giro di vite sulle situazioni pensionistiche privilegiate; avvio del processo (lento) di riordino degli enti previdenziali.
Ma a spingere per l'accordo "a dare" non sono solo palazzo Chigi e la sinistra radicale. Nella maggioranza c'è un fronte trasversale (una parte dell'Ulivo e anche dei partiti piccoli) che, pur improntato al rigore, sta guardando con attenzione l'evoluzione dello scacchiere politico. Visto che i costi per il superamento dello scalone sono modesti nei primi due anni e consistenti a partire dal terzo anno in poi, i conti potrebbero essere rimessi in ordine dal Governo uscito dalle eventuali elezioni della primavera del 2008. Che con l'affidamento della leadership del partito democratico a Walter Veltroni vengono considerate da molti un'ipotesi non del tutto remota. In altre parole, si tratterebbe di evitare oggi il cortocircuito del Governo Prodi, per effetto delle "scariche" della sinistra radicale e dei sindacati, per perfezionare più avanti l'operazione-previdenza, superando intanto lo scalone, come promesso dal programma dell'Unione.

N.49

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