Il presidente del Senato bacchetta i sindacati. «Un rigido no, rifiutando il discorso su un parziale, attento e contrattato aumento dell’età, non può essere sostenuto». Il presidente del Senato, Franco Marini, interviene sul tema del momento, la riforma delle pensioni: e lo fa per richiamare i sindacati a un atteggiamento meno ostinato. «Un rigido no, rifiutando il discorso su un parziale, attento e contrattato aumento dell’età (pensionabile, ndr), non può essere sostenuto», ha detto Marini, che è intervenuto alla Festa nazionale della Cisl a Levico Terme, in provincia di Trento. Una critica ancora più pesante se si pensa che Marini è stato a lungo, prima di Sergio D'Antoni, al vertice del sindacato cattolico.
TRATTATIVA DURA - «Spero - ha aggiunto Marini - che si arrivi a una conclusione positiva di questa faticosa e dura trattativa». E replicando a Guglielmo Epifani, che ieri aveva detto che una trattativa non poteva essere condotta con la calcolatrice, il presidente del Senato ha sottolineato, che «la previdenza deve ovviamente tenere conto anche dei conti pubblici» e che «non c' è una fonte inesauribile se si guarda alle pensioni dei giovani di oggi». Come a dire: il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa ha tutte le ragioni del mondo a usare la calcolatrice nella trattativa sulla riforma delle pensioni. A Padoa-Schioppa, «tutto gli si può dire meno che non si deve portare la calcolatrice - ha detto Marini - Caro Epifani, tutte le critiche gli si possono fare tranne che questa».
BONANNI APRE AGLI SCALINI - Nell'intervento mattutino alla Festa della Cisl, il segretario del sindacato, Raffaele Bonanni, aveva minacciato «mobilitazioni» se non si fosse raggiunto un accordo sulle pensioni. Ma aveva anche aperto all'introduzione degli «scalini» per evitare lo scalone, ovvero il brusco innalzamento di tre anni (da 57 a 60 anni) dell'età pensionabile, con 35 anni di contributi. Una misura contenuta nella riforma Maroni sulla previdenza e che dovrebbe essere effettiva dal 2008.
SPESA E DPEF - Sulla riforma della pensioni è intervenuto anche Francesco Rutelli: «Sulle pensioni non si può scherzare - ha detto il vicepresidente del Consiglio e presidente della Margherita - ne va del futuro dei nostri figli. Dalla concertazione con le parti sociali e dal confronto politico - ha concluso Rutelli - deve uscire un accordo responsabile, ma la spesa previdenziale deve essere sostenibile per i decenni a venire». Insomma, sembrano isolati i ministri «ribelli» che venerdì avevano spedito una lettera al premier Romano Prodi, accusando Padoa-Schioppa di gestire in modo discutibile sia la trattativa sulle pensioni sia l'elaborazione del Dpef. «Così non va» avevano scritto Mussi, Pecoraro Scanio, Ferrero e Bianchi, chiedendo un immediato «cambio di rotta» al governo.