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Rassegna Sindacale - 11 maggio 2007

Speciale Tfr Rassegna Sindacale: A che punto Siamo

Daniele Cerri. Responsabile Cgil della previdenza complementare.
Siamo entrati negli ultimi due mesi del primo semestre 2007, e una buona parte degli undici milioni di lavoratrici e lavoratori dei diversi settori privati deve ancora decidere come utilizzare il proprio Tfr da finalizzare al rafforzamento
dei loro diritti previdenziali futuri. Una scelta da ponderare che, purtroppo, non è aiutata da un’informazione corretta sull’attuale stato del sistema previdenziale pubblico e complementare.
Da tempo continua ad essere presente una campagna comunicativa dai toni e contenuti molto discutibili per non dire inaccettabili, in quanto genera confusione e insicurezza proprio nel momento in cui c’è invece bisogno di un’ampia informazione trasparente, serena, corretta.
La Cgil, dai primi mesi dell’anno, con tutte le sue strutture ha avviato la sua campagna di informazione e formazione rivolta in modo particolare al quadro sindacale ed ai lavoratori.
Il bilancio di questi primi tre mesi evidenzia molte positività insieme a limiti e insufficienze, che ci impongono di rafforzare ulteriormente le iniziative soprattutto nelle realtà produttive delle piccole e medie imprese.
Le lavoratrici e i lavoratori finora coinvolti dalle assemblee tenute dalle organizzazione sindacali confederali e di categoria, non si sono limitati a chiedere chiarimenti sulla scelta da compiere riguardante la destinazione del loro Tfr, ma con molte sollecitazioni hanno manifestato una forte
preoccupazione in merito al confronto avviato con il governo sui contenuti del documento di Cgil, Cisl e Uil in particolare su quelli riguardanti il sistema previdenziale.
A queste legittime preoccupazioni abbiamo dovuto confermare che la Cgil insieme alle altre Confederazioni è impegnata a sviluppare il confronto con il governo con l’obiettivo di difendere il valore e il peso che deve avere la previdenza pubblica soprattutto per il futuro dei lavoratori giovani, alfine di garantire un livello di pensione pubblica dignitosa, essendo questa la condizione necessaria per dare una prospettiva di tranquillità a tutti e per renderli più
consapevoli rispetto alla delicata scelta a cui sono chiamati circa la destinazione del Tfr.
I lavoratori manifestano dubbi e perplessità, perché sono quasi convinti che il scegliere di aderire alla previdenza complementare, con l’utilizzo del loro Tfr, possa essere un aiuto dato a quelle forze politiche e economiche che da tempo sono impegnate per determinare un radicale cambiamento del rapporto tra la previdenza pubblica e quella complementare, consolidando così una progressivo impoverimento del primo pilastro pubblico, a favore di un
accrescimento del secondo pilastro complementare,
con lo scopo di farlo diventare sostitutivo del primo.
La Cgil da tempo è impegnata a contrastare con forza la suddetta logica, e a rafforzare il consolidamento di un sistema di previdenza complementare strutturato dalla contrattazione collettiva con una funzione di carattere integrativa alla prestazione pubblica, sempre nel rispetto di una scelta libera e volontaria. Il dibattito che si è sviluppato con molta attenzione e partecipazione, ha evidenziato alcuni timori ma nello stesso tempo ha fatto emergere una grande voglia di capire il perché di aderire ad un sistema di previdenza complementare.
Nelle assemblee tenute nelle aziende medie e grandi, si è riscontrata una buona disponibilità delle rappresentanze delle aziende a rendere disponibili a tutti i lavoratori le informazioni necessarie per decidere.Questa disponibilità deriva dal fatto che alcune grandi associazioni di imprese hanno fornito alle loro associate indicazioni utili per il
rafforzamento del sistema complementare nel pieno rispetto dell’esigibilità di una intesa contrattuale come è quella dei fondi pensione negoziali.
Diverso invece è stato, ed è tuttora, l’atteggiamento delle aziende con meno di 50 dipendenti, che continuano a caratterizzarsi come gli unici proprietari del Tfr, senza mai considerare che il vero titolare rimane comunque la lavoratrice e il lavoratore.
In queste aziende si riscontra un clima brutto, che non deriva unicamente dal fatto che la rappresentanza sindacale è debole, ma soprattutto dal fatto le diverse aziende sono impegnate in una vera e propria campagna contraria alle esigenze dei lavoratori.
Da queste iniziative delle aziende ci proviene una conferma difficilmente smentibile, che ci dice quanto poco vengano rispettate le intese contrattuali sottoscritte tra le parti sociali.
La Cgil insieme alle altre Confederazioni si è sempre
impegnata perché la destinazione del Tfr alla previdenza complementare rimanesse una scelta libera del lavoratore, ma nello stesso tempo non possiamo supinamente tollerare che questo diritto delle lavoratrici e dei lavoratori, regolato dal legislatore e da intese contrattuali, venga con forza
ostacolato e reso impraticabile dalle stesse aziende.
Nelle piccole imprese riscontriamo inoltre la presenza di una forte iniziativa delle banche e assicurazioni, le quali con la disponibilità del datore di lavoro, offrono allo stesso vantaggi finanziari legati alla sua attività o modalità di accesso al credito più vantaggiose di quelle di mercato, senza mai rendere trasparenti ai lavoratori le condizioni contrattuali e i
costi diretti e indiretti dei diversi prodotti. Tutto ciò crea un clima che rischia di ostacolare le adesioni alle forme pensionistiche complementari di natura negoziale, rendendo impraticabile ai lavoratori l’utilizzo delle prerogative e dei vantaggi messi a disposizione dalla contrattazione collettiva. Il permanere di queste criticità può determinare una
disomogeneità delle tutele fra i lavoratori della grande e della piccola impresa, indebolendo sempre più i diritti previdenziali dei lavoratori più deboli.


N.43

16 maggio

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