Riformare le pensioni? Per carità, alla larga, meglio non parlarne. Tutti sanno che è inevitabile e che, nonostante i ripetuti interventi, la riforma è ancora da completare. Ma è difficile trovare un tema politico più scottante e impegnativo, un ministro o esponente della maggioranza che si azzardi a delineare ipotesi di riforma o a parlarne in pubblico. Il governo ne discute con i sindacati, ma le trattative resteranno riservate fino all’ultimo. E il sindacato ben si guarda dall’informare l’opinione pubblica o anche solo i suoi iscritti.
È palese che questo modo di procedere è profondamente iniquo. Coloro che più di tutti sono toccati dalla riforma, e cioè le generazioni future, non siedono al tavolo delle trattative. Dopo ripetute richieste anche su questo sito, i rappresentanti dei giovani sono stati formalmente ricevuti dai ministri Padoa Schioppa e Damiano, ma non potranno partecipare alla trattativa. Chi tutela gli interessi dei giovani al tavolo? Non certo i sindacati, i cui iscritti sono per la stragrande maggioranza pensionati o lavoratori anziani vicini all’età della pensione. E neanche un governo con orizzonti lunghi fino al prossimo voto del Senato.
I carbonari della previdenza
Tuttavia, molti pensano che non vi siano alternative alle trattative semi-segrete con i vertici sindacali. Il potere di ricatto del sindacato è troppo forte. Inoltre, si dice, discutere apertamente di allungamento dell’età pensionabile avrebbe il solo effetto di scatenare la corsa alle pensioni anticipate. Sembra quasi inimmaginabile che, su un tema così delicato, il Parlamento possa discutere apertamente e poi deliberare. L’unica chance di realizzare almeno qualche mini-riforma è che il Parlamento sia chiamato a ratificare a posteriori accordi riservati raggiunti in altra sede. Altrimenti, scordatevi qualunque riforma.
Ma è davvero così? È vero che non ci sono alternative alle riunioni clandestine, da carbonari, alle trattative riservate con i sindacati, e che discutere apertamente dei dettagli delle riforme o fare uno sforzo per informare i cittadini sarebbe controproducente? I risultati di ripetuti sondaggi presso l’opinione pubblica italiana e di altri paesi europei suggeriscono un quadro ben diverso. Nonostante una consapevolezza diffusa che la riforma delle pensioni vada affrontata con urgenza, i cittadini spesso ignorano aspetti anche fondamentali di come funziona un sistema pensionistico a ripartizione, e ne sottostimano il costo sui contribuenti. Soprattutto, offrire più informazioni sui costi e sulle caratteristiche del sistema, in modo neutrale, aumenta significativamente la disponibilità ad accettare riforme.
(Cfr. testo integrale allegato)
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