Previdenza integrativa e Tfr. “Siamo a metà del semestre fissato dalla legge per la scelta sulla destinazione del TFR e pare utile effettuare una prima valutazione di sintesi. Da parte dei lavoratori emerge forte la richiesta di avere a disposizione tutti gli elementi per decidere. Al tempo stesso si esprime apprezzamento per come le organizzazioni sindacali hanno impostato la campagna di informazione volta a definire gli strumenti a tutti per una scelta libera e consapevole, in modo che risulti davvero residuale il silenzio-assenso”.
E’ quanto si legge in un comunicato unitario dei segretari confederali di Cgil, Cil e Uil, Morena Piccinini, Pier Paolo Baretta e Domenico Proietti, che così prosegue: “Tante sono le assemblee di queste settimane soprattutto nelle aziende medie e grandi, nelle quali si nota una disponibilità positiva a collaborare, anche da parte delle direzioni aziendali affinché i lavoratori abbiano tutte le informazioni necessarie per decidere. In tal senso dobbiamo apprezzare la parallela campagna informativa svolta dalle associazioni imprenditoriali più sensibili al tema.
“Dobbiamo però registrare con preoccupazione la difficoltà a svolgere la medesima attività informativa verso i lavoratori delle piccole e medie imprese, con particolare riferimento a quelle al di sotto dei 50 dipendenti. Ciò non deriva tanto dalla minor presenza organizzata del sindacato all’interno delle imprese, ma piuttosto da una vera e propria azione di “dissuasione” che i datori di lavoro esercitano verso i lavoratori affinché lascino il loro TFR in azienda. Pare quasi che quella agevolazione che il governo ha riconosciuto alle piccole imprese esonerandole dall’obbligo di versare al fondo della Tesoreria, tramite INPS, il TFR non destinato alla previdenza complementare venga interpretata dalle imprese medesime come titolarità assoluta di disporre del TFR, a prescindere dalla utilità che i lavoratori potrebbero trarne destinandolo in tutto o in parte alla previdenza complementare.
“Noi ci siamo battuti perché la destinazione del TFR alla previdenza complementare rimanesse una facoltà per il lavoratore, ma non possiamo tollerare che questa libera scelta, confermata dal legislatore, venga poi ostacolata e resa impraticabile. Altrettanto grave e preoccupante è la modalità con la quale banche e assicurazioni si rivolgono ai lavoratori per intercettare il loro TFR, trattato come un risparmio finanziario, anziché come un elemento retributivo fondamentale di natura previdenziale. Nelle piccole imprese ciò avviene, spesso, con la disponibilità del datore di lavoro, al quale vengono offerti vantaggi finanziari legati alla sua attività o modalità di accesso al credito più vantaggiose di quelle di mercato, senza peraltro contestualmente rendere trasparenti ai lavoratori le condizioni contrattuali e i costi diretti e indiretti dei diversi prodotti. Ciò contribuisce a creare un clima che rischia di ostacolare le adesioni alle forme pensionistiche complementari di natura negoziale, privando i lavoratori delle prerogative e dei vantaggi messi a disposizione dalla contrattazione collettiva.
“A fronte di questa situazione intendiamo sottolineare il rischio di una ulteriore polarizzazione delle tutele fra i lavoratori della grande e della piccola impresa e di un conseguente ostacolo oggettivo alla libera adesione dei lavoratori di quest’ultima alla previdenza complementare. Abbiamo davanti a noi ancora 3 mesi di tempo, che vanno utilizzati al meglio affinché ogni lavoratore sia posto in condizione di scegliere liberamente. In questi 3 mesi sarà ancora più importante il messaggio che arriverà dalle istituzioni pubbliche, a partire dal Governo che deve rafforzare e sviluppare una campagna informativa davvero efficace, diretta a promuovere adesioni consapevoli fra tutti i lavoratori e le lavoratrici. Un analogo impegno si attende dalle associazioni imprenditoriali, quelle stesse associazioni che hanno concordato istituti contrattuali finalizzati al sostegno della previdenza complementare e hanno dato vita, insieme alle rappresentanze dei lavoratori, ai fondi negoziali”.