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Speciale l'Unità - 26 febbraio 2007

La campagna della Cgil: i lavoratori decidano sul Tfr (e sulle pensioni)

Il Tfr attende i lavoratori anche sul sagrato delle chiese e nei parcheggi delle discoteche. Per fornire ai lavoratori - a tutti i lavoratori - la massima informazione utile a prendere entro fine giugno la scelta considerata migliore, in alcune Regioni la Cgil ha allestito anche dei camper che si piazzano davanti alle parrocchie o ai luoghi di incontro dei giovani con tutto il materiale informativo sui fondi pensione e sulle altre opportunità previste dalla riforma.
È già decollata la campagna semestrale del sindacato sul Tfr. Sono centinaia le assemblee specifiche sul tema che da un paio di mesi domina i pensieri di molti lavoratori italiani. Ma ci sono anche incontri serali in collaborazione con i Comuni, corsi di formazione per quadri sindacali, siti internet, giornali online e cartoline distribuite nei pub e messaggi radiotelevisivi. Tutto per un unico obiettivo, che non è quello di orientare in una direzione o nell’altra le decisioni dei lavoratori, ma piuttosto quello di offrire loro tutti gli strumenti per scegliere l’opzione che ritengono più opportuna.
Per questo i sindacalisti impegnati nella campagna informativa invitano tutti a prendere tempo, ad accumulare tutta la conoscenza utile per poi decidere entro la deadline di fine giugno.
Che aria tira? Qual è l’atteggiamento dei lavoratori? Quali sono le domande e le perplessità ricorrenti in queste prime settimane? «I lavoratori arrivano inizialmente prevenuti - spiega Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil - soprattutto nelle regioni del nord dove c’è chi, come la Lega, ha fatto campagna contro il presunto “scippo del Tfr”. Ma poi, durante gli incontri, si mostrano interessati al merito, agli argomenti che contano per scegliere. Insomma, si rivelano più incuriositi che indispettiti». Il vero problema dei sindacati, in questa campagna organizzata e condotta unitariamente da Cgil, Cisl e Uil, è legato soprattutto alle aziende in cui non riescono a entrare, cioè soprattutto quelle piccole, dove i datori di lavoro preferiscono tenere chiusi i cancelli agli “intrusi” e ai propri dipendenti dicono «ci penso io, firmate qui...». Nelle grandi aziende, in compenso tutto sta filando liscio, un po’ per effetto della collaborazione degli imprenditori e un po’ per via della presenza di rappresentanze sindacali. «Anzi, in molti casi stiamo già organizzando nuovi incontri anche là dove ne abbiamo già tenuti - dice Morena Piccinini - perché hanno maturato nuovi quesiti da porre, perché hanno capito il meccanismo e chiedono di sapere nuovi dettagli. E poi ci mettono alla prova anche via internet o telefonicamente: pongono domande che sembrano proprio avere l’obiettivo di verificare se abbiamo detto proprio tutta la verità».
Le domande più frequenti? «Come si entra nei fondi? Come se ne esce? Quanto rendono?». Con l’aggiunta dell’interrogativo che racchiude l’incubo più grande: «Ma non è che poi falliscono...?». Quando si arriva a questo punto della discussione un ruolo molto importante lo giocano i lavoratori già iscritti ai fondi, che iniziano di solito a raccontare quanto hanno potuto verificare in prima persona. «E noi - sottolinea la segretario confederale della Cgil - ricordiamo con soddisfazione che rispetto alla versione originale della riforma consideriamo una nostra conquista, cioè la possibilità di riscatto al momento della cessazione del rapporto di lavoro, perché quello era un forte deterrente per i lavoratori».
Il sindacato ha un altro messaggio chiaro da mandare ai lavoratori, in questa campagna sul Tfr: «Noi non siamo venditori di polizze, noi vogliamo soltanto fornire tutte le informazioni perché il nostro desiderio è che nessuno stia in silenzio».
L’altro grande motivo di rammarico riguarda i tanti luoghi di lavoro in cui tutto questo patrimonio di informazioni non riesce a entrare. Ma tutto sommato la campagna sul Tfr sta producendo anche risultati su questo fronte: «Ci sono aziende che finora quando vedevano avvicinarsi un sindacalista ai cancelli scioglievano i cani - racconta Giancarlo Pelucchi, responsabile della previdenza complementare per la Cgil della Lombardia - ma ora ci fanno entrare perché i dipendenti reclamano informazioni sul Tfr». E una volta dentro la fabbrica, «ci sentiamo chiedere molte rassicurazioni anche sul sistema previdenziale pubblico: perché sanno bene anche i lavoratori che la pensione complementare è credibile soltanto se regge anche il primo pilastro».

N.33

7 marzo

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