il Messaggero - 2 Settembre 2006

Piccinini (Cgil): i disincentivi fanno paura ai lavoratori

Morena Piccinini, c’è il rischio o l’opportunità di una nuova riforma delle pensioni. «Intanto - precisa il responsabile previdenza della Cgil - di riforme ne abbiamo già avute abbastanza e non è che ogni governo sia obbligato a farne una nuova. Secondo, le riforme degli anni Novanta hanno dimostrato la loro sostenibilità nel tempo. Non solo, il bilancio dell’Inps è in attivo da anni e sono stati prodotti risparmi superiori a quelli preventivati. Terzo, abbiamo dei crediti dalla Dini che dovrebbero andare a sostenere la precarietà del lavoro e le carriere fragi li ». Intanto si parla però di innalzamento dell’età e di disincentivi. «L’eta legale di pensionamento è 60 anni per le donne e 65 per gli uomini. Questa non va toccata. Voglio essere chiara: non sono disponibile a ragionare dell’età pensionabile delle donne. Ok?». Poi c’è l’età reale. «E’ interesse di tutti individuare le condizioni perchè le persone continuino a lavorare più a lungo. Ma non bisogna mettere in atto azioni coercitive. Lo ”scalone” di Maroni perchè è sbagliato? Non solo perchè dice ai lavoratori ”dovete lavorare quattro anni in più”, ma perchè le imprese non reggono un sistema che per quattro anni impedisce ogni pensionamento». E lo ”scalino” di Damiano, costruito sui disincentivi? «Mi limito a dire che non vorrei che quello di Maroni fosse sostituito da una scala a pioli, con una cadenza di due anni e poi altri due. I disincentivi sono sempre molto pericolosi e comunque evocano tensioni tra i lavoratori perchè vengono interpretati come delle penalizzazioni, tanto è vero che in questi giorni i nostri patronati stanno registrando un aumento delle richieste di pensione». C’è il rischio che la prossima, eventuale riforma possa essere peggiore di quella di Maroni? «Spero di no. E comunque non è possibile un’innalzamento dei requisiti contemporaneamente a una riduzione delle prestazioni. Siamo disponibili a ragionare di un aumento dei contributi per i lavoratori parasubordinati e per i lavoratori autonomi. Perchè questi ultimi saranno i futuri poveri. Non solo, ci sono delle casse all’interno dell’Inps che sono profondamente deficitarie». LUCIANO COSTANTINI

N.9

Settembre 2006

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