Nuova Rassegna Sindacale - 30 giugno 2006

Morena Piccinini insiste: Nessuno scambio sullo scalone

Pensioni. Un dibattito superficiale e preoccupante. E' in corso, prevalentemente sui giornali, una preoccupante discussione in materia pensionistica. Da un lato il neo-ministro del Lavoro caratterizza l'inizio del suo mandato con un messaggio molto chiaro e per noi condivisibile perchè sempre richiesto: eliminare l'odioso scalone deciso dal governo precedente che eliminerebbe, di fatto, ogni uscita flessibile dal lavoro e produrrebbe effetti inaccettabili sui diritti dei lavoratori e un irrigidimento dell'intero sistema economico. Dall'altro, però, cresce l'insistenza con la quale "esperti" di vario tipo, di destra e di sinistra, presentano come inevitabile, anzi da fare subito, il prima possibile, la modifica dei coefficienti di trasformazione dei contributi per calcolare la pensione nel sistema contributivo. Tema che, si badi bene, nessuno ha posto finchè era in carica il precedente governo, il quale si è ben guardato dall'aprire anche questa feritas nel sistema previdenziale pubblico. E' vero che la legge Dini prevede la possibilità di adeguare periodicamente, ogni dieci anni, i coefficienti di trasformazione, ma la legge medesima precisa che preliminarmente occorre una verifica sull'andamento degli effetti della legge medesima e che tutto il percorso deve essere svolto in accordo con le parti sociali. Ebbene, tutti costoro danno per scontato l'abbassamento dei rendimenti pensionistici senza che sia stata fatta alcuna verifica sugli effetti della Dini medesima. Anzi, nonostante come Cgil abbiamo più volte sollecitato dati riepilogativi che indichino quante pensioni sono già state liquidate con il nuovo sistema, qual'è il loro importo e quali sono i risparmi finora conseguiti, questi dati non sono stati resi disponibili, nè dall'Inps nè dal Nucleo di valutazione della spesa pensionistica, nonostante molti suoi componenti dichiarino non più rinviabile l'abbassamento dei rendimenti. Un dubbio viene spontaneo: forse la mancanza di dati nasconde proprio che si è risparmiato tanto in questi anni dal sistema contributivo che ora una sua accelerazione sarebbe un toccasana per i conti dissestati dello Stato. Naturalmente il tutto pagato da lavoratori e soprattutto da lavoratrici che non hanno la fortuna di rientrare nel vecchio sistema retributivo, perchè più giovani o, peggio, perchè le carriere discontinue hanno impedito loro di avere i famosi 18 anni di contributi al dicembre del '95. Ebbene, noi del sindacato, di pensioni liquidte nel sistema misto (retributivo + contributivo) o con il solo calcolo contributivo, ne vediamo tutti i giorni, aumentano in modo consistente di anno in anno, e sono in prevalenza liquidate alle persone più fragili del mondo del lavoro: pensioni di vecchiaia per chi ha una carriera discontinua alle spalle, donne soprattutto, pensioni di invalidità per chi ha una grave riduzione della capacità lavorativa, pensioni ai superstiti...Tutte pensioni con importi inferiori a quelli che avrebbero maturato con il calcolo retributivo, e tutte destinate a persone che non hanno certo potuto attivare una previdenza complementare a sostegno della previdenza pubblica. Se poi si aggiunge che secondo la legge Dini non spetta più nemmeno l'integrazione al minimo, è evidente che il risparmio per le casse previdenziali aumenta notevolmente ma aumenta anche il disagio economico dei destinatari di queste pensioni. Secondo noi sono oltre 400.000 le pensioni già liquidate in tutto o in parte con il sistema contributivo e da queste deriva la maggior parte dei risparmi che finora sono stati realizzati, perchè il loro importo medio è nettamente inferiore a quello delle pensioni calcolate con il vecchio sistema. Cifra che è destinata ad aumentare, come previsto dalla stessa legge, con il passare degli anni e che comporta l'automatico innalzamento dell'età lavorativa e allungamento del periodo di contributi versati per poter conseguire una pensione decente. Questi dati ci portano ad alcune prime osservazioni. 1. a chi parla tanto di innalzamento dell'età pensionabile rispondiamo che questa è già nei fatti, con una differenza sostanziale e cioè che il prolungamento dell'anzianità per chi è nel retributivo ha comportato un risparmio immediato, per le minori uscite, ma una maggiore spesa futura (perchè vengono liquidate pensioni di importo più elevato), mentre il prolungamento della vita lavorativa per chi è nel contributivo serve soprattutto a ridurre la penalizzazione data dal sistema medesimo, quindi il risparmio è doppio. 2. a chi con troppa disinvoltura sta teorizzando l'ulteriore riduzione dei coefficienti rispondiamo che, prima di ogni altra cosa, vogliamo conti chiari, trasparenti, che ne permettano un confronto con il governo in grado di analizzare pregi e difetti del sistema entrato in vigore dieci anni fa; 3. al nucleo di valutazione della spesa previdenziale e agli enti previdenziali chiediamo i dati che finora sono stati tenuti ben nascosti: numero assoluto e pecentuale delle pensioni liquidate con il nuovo sistema, importo medio e risparmio fino ad ora realizzato; 4. non accetteremmo mai, ed è bene che nessuno ce lo chieda, di fare lo scampio tra eliminazione dello scalone e conseguente reintroduzione delle pensioni di anzianità per chi è nel sistema retributivo e abbassamento dei rendimenti per chi viene dopo, con il contributivo, per i più giovani, per le donne, per i precari. Queste situazioni hanno bisogno di un rafforzamento della tutela, non certo di un abbassamento ulteriore dei rendimenti.