I sindacati chiedono il superamento dello "scalone" per le pensioni di anzianità
L'intervento va fatto nei primi cento giorni della prossima legislatura. Cgil, Cisl e Uil propongono anche che venga anticipata l'entrata in vigore della previdenza complementare
I sindacati chiederanno al prossimo governo di sgomberare il campo da alcune decisioni assunte con l'ultima riforma previdenziale, e con quella del TFR. Entrambi i provvedimenti entreranno in vigore il primo gennaio 2008, ma Cgil, Cisl e Uil chiedono chiedono che le modifiche si facciano nei primi cento giorni della nuova legislatura. In particolare deve sparire lo "scalone" o "gradone" che dir si voglia, cioè l'innalzamento secco di tre anni (da 57 a 60 con 35 anni di contributi) per andare in pensione di anzianità. La misura s'era guadagnata anche uno sciopero generale, ma il Welfaer e Palazzo Chigi sono andati avanti ugualmente. Ancora ieri Roberto Maroni affermava "la legge non si tocca". Del resto, nel programma della destra non affiorano ripensameti, mentre in quello dell'Unione è prevista una rapidaverifica con le parti sociali, l'eliminazione appunto dello "scalone" e un sostanziale ritorno alle riforme degli anni 90. "Certamente applicheremo la Dini" ha ribadito ieri Romano Prodi.
Contro la riforma Maroni sono tornati a prendere posizione i leader di Cgil Cisl e Uil, "il gradone è iniquo" per Guglielmo Epifani, "insostenibile e inaccettabile" per Pezzotta e Angeletti. "Noi rilanciamo la nostra proposta - spiega il segretario della Cisl - che prevede di superare lo scalone gradualmente". Sempre per Pezzotta è stato un "grave errore" rinviare il decollo della riforma del TFR al 2008, anche su questo dunque il nuovo governo dovrà accelerare. "Ingiusta e tecnicamente improponibile - per Luigi Angeletti - la norma va abolita. Non siamo disponibili a peggioramenti rispetto alla riforma Prodi del 1997. Piuttosto si separi la previdenza dall'assistenza e si verdrà che la spesa è in linea con l'Europa". Per la Cgil la riforma "divide in modo ingiustificato fasce di età vicine". Per quanto riguarda la previdenza integrativa, dice Epifani, "non si capisce perchè debba partire 2 anni dall'accordo". Il tema previdenziale è tornato d'attualità non tanto per la campagna elettorale (in questo abbastanza silente) quanto per le ultime stime della Ragioneria Generale dello Stato, secondo le quali - nonostante la Riforma Maroni - la spesa previdenziale nei prossimi anni tornerà a crescere più del previsto, correndo verso il 15% del Pil e andando a formare la famigerata "gobba" che da 15 anni in qua i vari governi cercano di esorcizzare. Aumento o no, per i sindacati deve essere chiaro che "nessun ulteriore risparmio potrà essere fatto sulla previdenza, perchè le pensioni di anzianità sono diminuite e non c'è nessun allarme". Intanto sabato prossimo si apre la seconda finestra per l'uscita anticipata dal lavoro. Chi non vuole approfittare può chiedere il superbonus: fino ad oggi sono arrivate all'INPS 70.745 domande, ne sono state accolte 58.725.
Felicia Masocco