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Domande e risposte (FAQ)

Giovane, chimico, perplesso: che faccio del mio Tfr? Chi ci informa?

Spett.le CGIL
Gradirei formulare alcuni quesiti in materia di TFR, per avere un Vostro autorevole e cortese parere circa la soluzione preferibile, al momento non chiara.
Premetto di essere occupato in un'azienda italo americana con oltre 500 dipendenti e di avere oltre cinque anni di anzianità. Stando alle informazioni sino ad oggi disponibili, mi sembra che esistano, nel mio caso, soltanto due opzioni: chiedere il trasferimento all'INPS, ovvero al Fonchim.
Mi mancano informazioni probanti e definitive circa i criteri di gestione che saranno adottati dai due Soggetti, e soprattutto, circa il mantenimento, o meno, della prassi precedente, in cui, se il lavoratore aveva bisogno di un congruo anticipo per ragioni di rilievo (acquisto della prima casa, malattia), poteva chiederlo all'azienda, che lo erogava, a fronte di idonea documentazione, in tempo reale.
C'è di più. In caso di cessazione del rapporto, non importa se per dimissioni o licenziamento, il lavoratore si vedrà accreditato quanto accantonato, insieme all'indennità di liquidazione, o non dovrà attendere, invece, tempi lunghi (soprattutto se si fosse affidato all'INPS)?
Che bisogno c'era di questa modificazione piuttosto rivoluzionaria, che costringe il lavoratore a scelte obbligate, e che prescinde da richieste specifiche della base? Ciò, senza dire che non tutti saranno edotti delle possibili opzioni, e soprattutto delle possibili conseguenze, entro il termine del 30 giugno, attualmente fissato per legge. Chi non farà la scelta vedrà il suo TFR confluire direttamente nell'apposito fondo INPS, con un'evidente discriminazione migliorativa a vantaggio di tale ultimo Soggetto.
Non Vi sembra che, se proprio doveva esserci una novazione, questa avrebbe dovuto andare a vantaggio esclusivo del lavoratore?
Perché in Italia deve continuare ad esistere una quota di retribuzione differita, diversamente da quanto accade in altri Paesi europei? Nella migliore delle ipotesi, il differimento si traduce, infatti, in evidenti danni finanziari a carico dei lavoratori.
Vi invito anche a nome di altri giovani come il sottoscritto a promuovere una campagna d'informazione leale ed oggettiva, come si conviene ad un Sindacato moderno, senza interferenze più o meno interessate delle aziende, o peggio, del Governo. Il 30 giugno è dietro l'angolo, e noi abbiamo diritto di essere consigliati per il meglio, sia per le conseguenze immediate della scelta, sia soprattutto per quelle a medio e lungo termine.
Cesare Decarli

Caro Cesare andiamo con ordine:
1) Puoi scegliere di versare il tuo Tfr nel fondo contrattuale (Fonchim) aderendo in modo da obbligare la tua azienda a versare, come te, il contributo pari all'1% della tua retribuzione. Oppure di aderire ad un fondo privato, oppure di lasciare il Tfr in azienda. In questo caso i soldi andranno al Tesore per investimenti in infrastrutture ma ne resterai titolare tu e avrai sempre relazioni dirette con la tua azienda
e non con l'Inps. Per anticipi e riscatti non cambia nulla (vedi l'articolo del Sole 24 ore che pubblichiamo su questo numero): avrai rapporti esclusivamente con l'azienda; sarà lei a rivalersi successivamente nei confronti dell'Inps per i versamenti dei mesi successivi (insomma: una classica partita di giro!)
2)Chi non decide nulla non vedrà il suo Tfr andare all'Inps ma al fondo contrattuale, nel tuo caso Fonchim. E' il meccanismo del silenzio-assenso.
3) Come avrai notato, anche dalla lettura del giornale on line,